L’Email Marketing vola con l’Apple iPad

24 febbraio 2010

La nuova “tavoletta” della Apple sarà negli scaffali in primavera. E’ chiamata a rivoluzionare - almeno nelle intenzioni - le abitudini di lettura e navigazione “da divano“, presenta diversi aspetti interessanti per chi fa Email Marketing.

Le Email su iPad. Ampia area per l'anteprima, con supporto del video e immagini non bloccate

Le Email su iPad. Ampia area per l'anteprima, con supporto del video e immagini non bloccate

Sebbene infatti la diffusione di questi device sarà probabilmente molto limitata inizialmente, è comunque il segnale che internet sta arrivando su media nuovi che prenderanno via via sempre più spazio.

L’iPad infatti potrà garantire un’esperienza di lettura delle email sicuramente superiore alla gran parte dei client di posta (Outlook, Thunderbird…). I motivi sono pochi, ma significativi:

STILE DI LETTURA

1) I lettori sono più disponibili e coinvolti, perchè il device è pensato per essere usato in salotto, a letto oppure in viaggio (magari nei nuovi treni ad alta velocità con connessione WIFI).

2) Per le sue caratteristiche, compreso un multitasking praticamente non gestibile, difficilmente aperta l’applicazione di posta l’utente sarà distratto da altre applicazioni come lampeggiano in qualche angolo dello schermo.

IL MESSAGGIO

1) L’esperienza di lettura è agevolata da uno schermo ampio con ottima definizione (135dpi), un’area di anteprima del messaggio decisamente estesa (circa 700×580 pixel)

2) Le immagini vengono mostrate immediatamente senza blocchi.

3) Il supporto dell’HTML5, che significa a regime il video all’interno delle email, cosa ad oggi impossibile.

Unica avvertenza: sarà necessario qualche accorgimento nella realizzazione dei messaggi, ma niente di nuovo visto che il client usa lo stesso motore di Apple Mail e Safari (Webkit).

Un bug di SpamAssassin penalizza tutte le email inviate nel 2010

4 gennaio 2010

A causa di un bug di SpamAssassin 3.2, tutte le email inviate nel 2010 subiscono ben 3,4 hit di penalizzazione. Un punteggio alto se si considera che il limite per la classificazione come spam è di solito 5.

Il bug è dovuto alla regola che assegna 3.4 punti per i messaggi inviati nel futuro:

* 3.4 FH_DATE_PAST_20XX The date is grossly in the future

La soluzione in realtà è già stata resa disponibile nel 2008, ma è molto probabile che il fix non sia stato installato da molti, considerando che ad esempio l’installazione standard di SpamAssassin legata a Debian non lo contiene tutt’ora. Occorrerà aspettare SpamAssassin 3.3 per vedere il problema risolto alla radice, senza bisogno di fix.

Nel frattempo che i vari Postmaster sistemino i propri filtri, occorrerrà prestare più attenzione allo score di SpamAssassin del proprio messaggio, per assicurarsi che non vi siano altri elementi - normalmente non critici - che possando far superare la soglia dei 5 punti. La probabilità che un messaggio venga erroneamente bloccato per Spam infatti aumenta per tutte le email inviate dopo l’1 Gennaio 2010.

Per gli utenti MailUp si consiglia di verificare sempre il messaggio con “Email Check”, cliccando su “Spam Check” (disponibile solo per i clienti che hanno attivato l’opzione Message+), ovviamente prima dell’invio.

L’antispam secondo i provider europei

23 dicembre 2009

E’ stata pubblicata oggi una ricerca di ENISA (European Network and Information Security Agency) che ha intervistato 92 provider europei, che gestiscono complessivamente oltre 70 milioni di caselle email. L’argomento era lo spam, come è percepito e quali sono le scelte dei provider per combatterlo. Un report quindi interessante non solo per gli ISP, ma anche per chi spedisce grossi volumi di email e cerca di evitare falsi positivi.

Secondo la ricerca, lo spam, prima che per gli aspetti di banda e costi dell’infrastruttura, incide prima di tutto sulla qualità del servizio percepita dai clienti. La capacita di filtrare correttamente lo spam evitando falsi positivi è spesso una importante leva competitiva per i provider, per questo gli investimenti importanti. Non solo in infrastuttura e manutenzione: in media il 10% delle chiamate al servizio di help desk riguardano proprio lo spam.
Nonostante questo, il 20% dei provider non ha ancora attivato un abuse desk per gestire le segnalazioni di spam.

Per individuare lo spam in uscita dai provider, queste sono le tecniche più usate, in media:

- tenere traccia di lamentele e segnalazioni 72%
- monitorare i picchi di traffico 55%
- traffico anomalo in relazione all’autenticazione 50%
- servizi esterni per la reputazione 45%
- spam trap 38%

Da notare che le spam trap sono usate dal 70% dei grandi provider.

Per individuare e bloccare lo spam in ingresso, le tecniche usate sono basate su:

antispam-technology

Dalla ricerca emerge che i provider più grandi stanno incrementando anno dopo anno l’uso dei sistemi di reputazione e di autenticazione. In particolare il DKIM è salito in 2 anni dal 5% al 17%, mentre il Sender ID Framework è passato dal 5% al 9%. L’SPF si attesta al 38%. Il reverse-Mx è usato da circa il 25% dei provider:  mi sarei aspettato una percentuale ben più alta.

Cosa succede una volta che è rilevata un’origine di spam? Il 68% degli ISP contatta il provider che invia spam, arrivando a bloccare (33%) a livello SMTP o di IP nel caso il problema non venga risolto.

Come viene costruita la reputazione di un IP? I più grossi provider usano un database mantenuto internamente, il 55% usa database disponibili gratuitamente mentre circa il 20% utilizza database a pagamento.

Sulle blacklist, sebbene siano uno degli strumenti più usati, vi sono parecchie perplessità. Circa il 75% dei provider, che diventa il 100% guardando i più grandi, ha visto infatti propri IP registrati o mantenuti in queste blacklist per “errore”.  Uscirne è difficile per oltre il 60% dei provider più grandi.

Il meccanismo dei Feedback Loop è gestito da circa il 30% dei provider, percentuale che sale al 50% per i più grandi. Oltre il 60% utilizza il formato ARF per processare le segnalazioni di spam.

Un terzo dei provider ritiene che la normativa vigente è contradditoria, perchè richiede la consegna dei messaggi email e la protezione della privacy, che però spesso necessita dell’analisi del contenuto dei messaggi, con impatto quindi sulla privacy.

Dall’applicazione dei vari metodi, ben rappresentati nello schema sotto, risulta alla fine che solo il 4,4% delle email viene effettivamente consegnata ai destinatari.

 antispam

 

 

 

 

 

La guerra contro lo spam quindi continua e la strada segnata pare sia comunque quella legata ai sistemi di autenticazione legata a sistemi di reputazione. MailUp supporta le principali tecnologie (SPF, SenderID, DKIM) ed è inoltre in grado di processare automaticamente anche i feedback loop in formato ARF, grazie all’accordo con oltre 10 differenti provider.

La ricerca integrale è disponibile qui:
http://www.enisa.europa.eu/act/res/other-areas/anti-spam-measures/studies/spam-survey

I dati combaciano abbastanza con una diversa ricerca, svolta a fine 2008 dall’MAAWG:
http://www.maawg.org/about/MAAWG_2008-Q3Q4_Metrics_Report.pdf

Email Marketing: ROI e Privacy

21 ottobre 2009

 

E’ stato presentato ieri il Power Of Direct Report 2009 di DMA. L’autorevole report analizza il direct marketing advertising negli USA dall’ormai lontano 1995. Complessivamente l’advertising legato ad iniziative di direct marketing superano il 50% del totale dell’advertising negli USA.

La spese su Internet è stata distinta tra:
- mobile
- internet display
- search
- social networking
- altro

Direct Marketing Association

Approfondendendo la parte relativa all’email marketing, si conferma anche nel 2009 lo straordinario risultato dell’email, in termini di ROI, rispetto agli altri canali.

Sebbene in leggera flessione, infatti, un dollaro investito nel direct email rende mediamente oltre $43, staccando in modo considerevole ogni altro canale. Al secondo posto infatti troviamo il search, per cui per ogni dollaro investito si ha un ritorno di $22. Segue il direct mailing cartaceo: $1 investito ritorna $15 ($7 nel caso di invio di cataloghi).

L’email rimane però un canale di nicchia: raccoglie infatti investimenti per circa $600 milioni, pochi rispetto agli $11,2 miliardi raccolti dal search.

La notizia non può che farmi piacere naturalmente, e spingerci a lavorare insieme ai nostri clienti per realizzare campagne di qualità, che siano rilevanti per i destinatari e ovviamente gestite non solo nel pieno rispetto della normativa sulla privacy, ma anche in modo etico, trasparente e rispettoso (v. Manifesto Email Marketing 2.0). La possibilità di gestire più canali con una stessa console - che sarà ancora più enfatizzata nel nuovo MailUp 7 - non potrà che agevolare questi obiettivi.

Il report è disponibile a pagamento qui:
http://www.the-dma.org/cgi/dispannouncements?article=1335

Ho la senzazione che il mercato italiano sia ancora molto frammentato e immaturo, tanto che anche solo fare un’analisi paragonabile a quella americana potrebbe essere molto complicato.

Anche dal punto di vista legislativo la situazione è instabile, basti pensare alla recente proposta di legge (precisamente un emendamento del sen. Malan alla conversione in legge conversione in legge del DL 135/2009) che prevede l’introduzione della modalità opt-out, invece dell’attuale opt-in, e l’istituzione di un registro nazionale dove chi non vuole essere disturbato deve iscriversi.

Al pari quindi delle “suppression list” negli UK e in Francia, tra l’altro già oggetto di abusi tanto che ora si raccomanda vengano criptate MD5.

Riguarderà solo il telemarketing, che tra l’altro vede scadere il 31/12/2009 il decreto mille-proroghe, o anche l’email?

Questionari online gratis con Google

8 settembre 2009

Forse molti non sanno che una delle funzionalità gratuite di Google Docs permette di creare velocemente survey, sondaggi e questionari.

Il funzionamento è estremamente semplice e intuitivo, la grafica è personalizzabile (con temi) e non c’è pubblicità: è quindi utilizzabile anche in ambito business senza particolari controindicazioni, sebbene sia tutto ancora in “beta”.

Il form poi divene una pagina pubblica, aperta a tutti senza autenticazione, come ad esempio questo:

http://spreadsheets.google.com/viewform?formkey=dEo4SmR6dWpkSmc0dUZpTFlONFZadFE6MA..

Esempio di survey creata con Google Docs

Esempio di survey creata con Google Docs, clicca per ingrandire!

Questa funzione gratuita offerta da Google in parte si sovrappone con l’opzione AutoProfilazione che è inclusa nel pacchetto Marketing+ di MailUp.

Google Docs - Nuovo FormI vantaggi di Google Docs / Form sono questi:

  • editing immediato, con libreria di form già pronti
  • report grafici con incroci
  • widget per embeddare il questionario in blog/siti
  • numero domande  illimitato (?)
  • Si possono rendere i risultati della survey pubblici

Ci sono in particolare alcune finezze, tipo che per le risposte con scelta da tendina viene randomizzata la scelta in modo da non distorcere i risultati, oppure il drag and drop per ordinare le domande.

L’invio di inviti alla partecipazione è possibile anche con Google, usando la rubrica di Gmail, ma il messaggio non è personalizzabile ed è oltremodo grezzo.

Dall’altra parte però l’opzione AutoProfilazione di MailUp può offrire vantaggi differenti:

  1. Il risultato in MailUp è legato univocamente all’indirizzo email di chi l’ha compilato
  2. Le risposte vanno direttamente a popolare il DB MailUp, quindi posso usare le risposte per arricchire l’anagrafica e profilare, senza fare altre operazioni di import/export
  3. Posso sfruttare il motore che gestisce Invii Automatici (di email o sms) per scatenare azioni in automatico in relazione alle risposte (o alle non risposte).
  4. A seconda della risposta, l’utente può passare da un gruppo/lista ad altri
  5. La compilazione può essere autenticata (link univoco inviato all’utente per la compilazione)
  6. Posso inviare  solleciti a chi ancora non ha risposto
  7. Posso gestire la disiscrizione dell’utente dalla lista
  8. Posso definire date di apertura/chiusura del sondaggio/survey
  9. Posso obbligare la compilazione unica

Se quindi l’obiettivo è avere una survey aperta a tutti, dove non c’è il rischio di compilazioni multiple volte a distorcere il risultato, probabilmente Google Docs è la strada migliore. Se invece intendo creare un questionario per arricchire la mia base dati di informazioni, con cui profilare meglio i prossimi invii, allora AutoProfilazione può essere più utile, anche se più complicato.

Per utilizzare un FORM di Google Docs insieme a MailUp è sufficiente:

a) creare il form su Google Docs

b) incollare il link di partecipazione (sempre disponibile in basso nella schermata di modificz del form)  all’interno di un messaggio email creato con MailUp

c) eseguire l’invio dell’invito a partecipare

d) sarà possibile raccoglire le statistiche di chi ha cliccato sul link da MailUp, mentre da Google Docs sarà possibile esportare un file excel con tutte le risposte. Non essendo possibile certificare l’identità di chi compila, difficilmente i risultati della survey potrebbero essere a loro volta importati in MailUp.

Esempio report Statistico

Esempio report Statistico di Google Docs

Guadagnare con le proprie Email con AdSense?

26 agosto 2009

Google AdSense non ha mai ammesso l’inserimento della sua pubblicità all’interno delle Email, se non per brevi sperimentazioni con clienti selezionati. Il motivo è semplice: un qualsiasi spammer avrebbe potuto facilmente abusarne, inviando milioni di email con la pubblicità AdSense inserita e intascando da Google le commissioni.

Configurazione di AdSense per i FeedRSS

Ora invece Google pare aver allargato un poco le maglie: ora c’è una strada per inserire la pubblicità di AdSense all’interno delle email inviate, in modo da guadagnare sui click e le impression. Per chi invia newsletter quindi si profila la possibilità di inserire banner pubblicitari collegati al circuito di Google.

La strategia è usare AdSense per i Feed. Se i contenuti del messaggio vengono generati a partire da sorgenti feed RSS, è possibile farli prima digerire da AdSense che provvederà a fornire come output un nuovo feed con la pubblicità contestuale inserita. Questo nuovo feed può essere configurato in MailUp, che grazie alla “composizione da RSS” prevede la creazione di messaggi email a partire da feed esterni. Ci troveremo così difronte ad un messaggio - comunque ancora modificabile - che contiene gli annunci AdSense, che vengono pagati quindi in base alle impression o ai click, come solito.

Email con annuncio AdSense inserito

Email con annuncio AdSense inserito

Rispetto agli annunci classici di AdSense infatti non viene passato alcun codice javascript, ma viene inserito nel feed solo del testo, link ed al massimo immagini (con un tag isMap), tipo:

<img border=0 src=”http://feedads.g.doubleclick.net/~a/eM-werfr7xg-fake-XeCoDPIwefU/0/di” isMap></img>

Purtroppo però tale tag sembra non essere supportato dai client di posta come Outlook 2007 e Thunderbird, rendendo l’intera operazione per ora poco interessante. Funziona infatti bene se il messaggio è aperto da un client web (tipo Hotmail o Gmail), ma non se è aperto da un client software.

Link utili:

Inseririre annunci pubblicitari nelle email?

Configurare AdSense per i feed

Antispam: le parole da evitare in Outlook

23 agosto 2009

Microsoft ha pubblicato l’elenco delle parole chiave - in inglese - che causano immediatamente la classificazione del messaggio come spam all’interno di Outlook. Si tratta di un elenco molto ristretto e parziale, poichè è risaputo che in realtà gli algoritmi utilizzati sono ben più complessi (Smartscreen Technology di MS dice di valutare oltre 500.000 parametri per identificare lo spam).

Può comunque essere utile dare una scorsa veloce per assicurarsi di averle evitate.

L’elenco delle keyword è questo:

Junk E-mail Filter

First 8 characters of From are digits
Subject contains “advertisement”
Body contains “money back ”
Body contains “cards accepted”
Body contains “removal instructions”
Body contains “extra income”
Subject contains “!” AND Subject contains “$”
Subject contains “!” AND Subject contains “free”
Body contains “,000″ AND Body contains “!!” AND Body contains “$”
Body contains “Dear friend”
Body contains “for free?”
Body contains “for free!”
Body contains “Guarantee” AND (Body contains “satisfaction” OR Body contains “absolute”)
Body contains “more info ” AND Body contains “visit ” AND Body contains “$”
Body contains “SPECIAL PROMOTION”
Body contains “one-time mail”
Subject contains “$$”
Body contains ”
Body contains “order today”
Body contains “order now!”
Body contains “money-back guarantee”
Body contains “100% satisfied”
To contains “friend@”
To contains “public@”
To contains “success@”
From contains “sales@”
From contains “success.”
From contains “success@”
From contains “mail@”
From contains “@public”
From contains “@savvy”
From contains “profits@”
From contains “hello@”
Body contains ” mlm”
Body contains “@mlm”
Body contains “///////////////”
Body contains “check or money order”

Adult Content Filter

Subject contains ” xxx”
Subject contains “over 18″
Subject contains “over 21″
Subject contains “adult s”
Subject contains “adults only”
Subject contains “be 18″
Subject contains “18+”
Body contains “over 18″
Body contains “over 21″
Body contains “must be 18″
Body contains “adults only”
Body contains “adult web”
Body contains “must be 21″
Body contains “adult en”
Body contains “18+”
Subject contains “erotic”
Subject contains “adult en”
Subject contains ” sex”
Body contains ” xxx ”
Body contains ” xxx!”
Subject contains “free” AND Subject contains “adult”
Subject contains “free” AND Subject contains “sex”

Da notare che questo elenco pare non sortire lo stesso effetto su Hotmail: abbiamo provato ad infarcire un messaggio di keyword negative - sufficienti a farlo bloccare in Outlook - e  invece su Hotmail è arrivato comunque arrivato in Inbox!

La prima email contiene numerose keyword tipiche dello spam, eppure non è stato filtrato da Hotmail, grazie alla reputazione positiva del server di invio.

La prima email contiene numerose keyword tipiche dello spam, eppure non è stato filtrato da Hotmail, grazie alla reputazione positiva del server di invio. Clicca per ingrandire.

Lo stesso test, su indirizzi Gmail, ha dato esito positivo: cioè il messaggio non è stato ne’ bloccato, ne’ incasellato nella cartella Spam/Junk.

Come mai? Gli ISP (e MSP - mail service provider), a differenza dei software client, possono contare su maggiori informazioni legati alla reputazione dell’IP di provenienza, oltre che del dominio di provenienza se autenticato DKIM/SPF. Se il messaggio viene da fonte sicura, i filtri antispam basati sulle keyword e in generale sul contenuto del messaggio vengono saltati, con un duplice vantaggio:

  • si evitano falsi positivi (messaggi erroneamente identificati come spam)
  • si evita un carico macchina eccessivo (l’analisi del contenuto è comunque complessa e quindi affamata di CPU)

Da notare anche la presenza del List-Unsubscribe header, che fa apparire la dicitura “Sei iscritto a questa mailing list” con il bottone di ” Unsubscribe”.

L’elenco è tratto da: http://office.microsoft.com/en-gb/help/HA010450051033.aspx

Mentre per un elenco più esteso di keyword da usare con moderazione è disponibile qui:

http://www.mailup.it/come-creare-email-html.asp

Glossario dell’Email Marketing aggiornato

21 agosto 2009

Abbiamo pensato di aggiornare il glossario dell’Email Marketing, una vera e propria cassetta degli strumenti per non perdersi mai nella marea di sigle e acronimi.

I termini più in uso tra gli addetti ai lavori (come RBL, FBL, DKIM, MTA, PTR, COI…) vengono spiegati con un linguaggio accessibile anche per i meno esperti.

Il glossario è liberamente consultabile qui: http://www.mailup.it/email-marketing/Glossario.asp

Gmail supporta il List-Unsubscribe

28 luglio 2009

Finalmente anche Gmail inizia ad supportare il List-Unsubscribe header. Si tratta di un header che contiene un link (di tipo mailto: e/o http:) che permette la disiscrizione automatica.

Questa possibilità verrà gradulamente offerta a tutti gli speditori che:

- hanno il list-unubscribe header

- autenticano i messaggi con DKIM

- hanno una buona reputazione

Tutti i requisiti sono ad oggi completamente supportati da MailUp.

L’effetto per l’utente finale è la possibilità di scegliere, nel momento in cui clicca su “Report Spam”, se provvedere anche alla Disiscrizione. In questo modo viene attivata la procedurea che disiscrive l’indirizzo nel DB del mittente.

Lo scopo è quello di ridurre i falsi positivi, cioè distinguere le disiscrizioni da mailing list legittime dallo spam che invece è bene segnalare direttamente come spam, pur mantenendo la comodità di un bottone immediato, sicuro e a portata di click.

Esempio di applicazione del List-Unsubscribe header da parte di Gmail

Esempio di applicazione del List-Unsubscribe header da parte di Gmail

Inoltre salvaguardia anche l’utente finale che in questo modo è sicuro di non ricevere altri messaggi da quell’azienda, che in caso contrario potrebbe - ad esempio cambiando mittente - aggirare il filtro antispam appena impostato.

Hotmail già da tempo supporta questa funzionalità con successo, e MailUp è stato tra i primi a crederci, aderendo allo standard del List-Unsubscribe da oltre un anno: http://www.list-unsubscribe.com/2008/07/mailup-adds-sup.html

Nella tendina delle azioni sarà inoltre disponibile un link ulteriore nel menu “Mostra dettagli”, con “Disiscriviti da questo mittente”.

Questa novità viene rilasciata gradualmente per evitare che tale funzionalità venga sfruttata da spammer, che riuscendo a spacciarsi per mittenti autorevoli (cosa comunque molto difficile grazie al DKIM), possano sfruttare il list-unsubscribe per rilevare le caselle più attive. Se questo dovesse accadere, il sistema si può autoregolare poichè al crescere dei report spam la reputazione del mittente (che è autenticato quindi meno soggetto a contraffazione) scende, e di conseguenza la funzione del list-unsubscribe viene disabilitata.

In MailUp è possibile distinguere tra gli utenti che si disiscrivono (via link standard o via list-unsubscribe) da quelli che invece cliccano sul bottene “report spam”, che vengono chiamati “abuse reports” all’interno delle statistiche.

Manifesto Email Marketing 2.0

1 luglio 2009

Quante volte  siamo stati iscritti in mailing list a nostra insaputa? Quante volte il nostro indirizzo email è stato utilizzato per attività del tutto differenti da quelle che avevamo immaginato? Quante volte non siamo riusciti a disiscriverci da una newsletter e siamo ricorsi al blocco del mittente o al pulsante “spam”?

 

Non parliamo poi di messaggi ricevuti con una frequenza eccessiva e non controllabile, che non hanno alcuna possibilità di interazione (i famosi “noreply”) oppure con una impaginazione scompaginata e link non funzionanti.

Con l’aumentare dello spam e delle aziende che si buttano nell’Email Marketing, si rende sempre più forte l’esigenza di distinguersi dalla massa, per conquistare il rispetto e la fiducia dei nostri contatti: questo è il modo più efficace per inviare email marketing e ottenere risultati concreti.

E’ ora quindi di prendere coscienza dei nostri limiti, capire come risolverli e iniziare politiche di email marketing più intelligenti, rilevanti, interattive, etiche ed efficaci.

Così si riesce a capitalizzare meglio gli investimenti di advertising: questi possono velocemente permetterci di costruire ottimi database di nominativi freschi, che però non vanno traditi ma coltivati con attenzione e rispetto.

Per questo abbiamo stilato un Manifesto dell’Email Marketing 2.0, disponibile qui:
http://www.mailup.it/email-marketing/manifesto-email-marketing-2.0.asp

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