Feedback Loop, questo sconosciuto
6 aprile 2010
La ricerca eseguita a inizio 2010 da Ipsos per Maawg su un campione rappresentativo di oltre 3.700 intervistati online in 6 diversi paesi (esclusa l’Italia) ha rilevato risultati molto interessanti per comprendere il comportamento rispetto all’utilizzo dell’email.
La metà degli intervistati ha riferito di aver aperto messaggi di spam in modo consapevole, per varie ragioni. La percentuale sale negli utenti più giovani, che si ritengono più esperti e quindi più consapevoli di eventuali rischi.
E’ interessante notare come uno su due (44%) sposta i messaggi sospettati di essere spam nel Junk Folder, mentre il 39% preme il bottone “segnala come spam”, contribuendo così a migliorare la pulizia della propria casella, ma anche quella degli altri utenti all’interno dello stesso sistema di posta (in particolare quelli web come Hotmail, Yahoo! e Gmail).
Cosa si intende comunemente con la parola “spam”? La maggioranza (69%) classifica come spam tutte le email non richieste e per identificarlo si basa sul mittente (73%) e sull’oggetto (67%).
Non tutti sanno che marcare un messaggio come spam fornisce informazioni al sistema antispam, migliorandolo con il contributo dei singoli riceventi.
Pochissimi sono coscienti però che questa informazione può arrivare anche al mittente, che procederà alla disiscrizione automatica dell’indirizzo. Il meccanismo è chiamato comunemente “Feedback Loop“: se il server del mittente ha siglato con il provider uno specifico accordo, per ogni utente che clicca sul bottone “segnala come spam” viene inviato un messaggio al server del mittente, in modo che possa escluderlo dai successivi invii. Poichè gli spammer difficilmente riescono ad attivare questo tipo di accordi, il provider riesce così a meglio distingure i mittenti legittimi dagli spammer.
MailUp ha sottoscritto oltre 12 contratti di questo tipo con i principali provider internazionali, anche se la grossa fetta del traffico viene intercettata solitamente da Hotmail/Msn/Live e Yahoo!
Andando nel menu Utenti/Elenco Disiscritti è possibile individuare con precisione chi sono quegli utenti che sono stati disiscritti in automatico a causa di queste segnalazioni per spam (abuse report).
Non deve stupire se il numero di tali disiscritti è elevato: anche il mittente più attento alla privacy e al trattamento dei dati dei propri iscritti, non sarà immune da questo fenomeno. Fisiologicamente infatti circa lo 0,2% dei destinatari invece che seguire la procedura di cancellazione troverà più comodo cliccare sul bottone “segnala come spam”, che permette tra l’altro di cancellarsi da più messaggi contemporaneamente. Il 16% degli intervistati – sopratutto nei paesi anglosassoni – infatti definisce come “spam” anche i messaggi richiesti un tempo, ma ora non più desiderati.
Per distinguere la volontà di cancellarsi dalla reale volontà di segnalare un messaggio come spam si stanno studiando dei sistemi come il List-Unsubscribe.
E’ bene tenere monitorato questo fenomeno (in MailUp vengono definiti “Segnalazione Abuso”) perchè se la percentuale sale sopra il 2% aumenta la probabilità che il messaggio venga classificato come spam per tutti i destinatari, non solo per quelli che hanno segnalato l’abuso.
Andando in Statistiche/Grafico Trend Reattività è possibile visionare l’andamento delle Segnalazioni Abuso invio dopo invio.
Come ridurre questo fenomeno?
A) Non inviare ad indirizzi che non si sono iscritti volontariamente.
B) Utilizzare il bottone di cancellazione di MailUp.
C) Nel caso di più liste (una lista è un ambiente separato con proprie configurazioni, database e statistiche) utilizzare la modalità di cancellazione doppio opt-out standard.
D) Il bottone di cancellazione dev’essere ben evidente, meglio se accompagnato da una dicitura che spiega come mai il messaggio è inviato (“ricevi questo messaggio perchè…”).
E) Invitare i destinatari ad inserire l’indirizzo del mittente in rubrica (cosa fatta dal 35% del campione).
F) Usare un mittente e nome mittente che sia riconosciuto dal destinatario, e non cambiarlo.
Il rapporto integrale è disponibile qui: 2010 MAAWG Email Security and Usage Report.
Commenti
7 Risposte a “Feedback Loop, questo sconosciuto”
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[...] 2- Sweep: Un nuovo bottone permetterà di spostare un messaggio in un cartella, attivando in automatico la regola per cui tutti i successivi messaggi dello stesso tipo verranno spostati in automatico. Un comodo modo per tenere la casella ordinata e pulita dalle “gray-mail”, cioè email legittime che però non sono più così interessanti. Un’ottimo modo anche per ridurre le segnalazioni di spam (complaints) e quindi i Feedback Loop [...]
[...] avendo la casella “postmaster” attiva. Nessuno oltretutto ha attivato programmi di Feedback Loop o pubblicato delle sezioni informative per i [...]
[...] – E’ possibile segnalare un messaggio come spam oppure bloccare un mittente. Al momento però non sono disponibili per i provider alcun programma di Feedback Loop. [...]
Se devo dire la verità non avevo la più pallida idea di cosa fosse il Feedback Loop. Sarò ignorante in materia ma non mi è chiaro come faccia un provider a distinguere uno spammer da una società seria. Forse dalla percentuale di email contrassegnate come spam? Oppure utilizzano altri sistemi?
Stefano
Salve, non conoscevo il Feedback Loop. Quello che non capisco è come facciano i provider a distinguere una società seria da chi fa semplice spam. Quali strumenti utilizzano? In effetti l’articolo mi ha fatto riflettere anche sui comportamenti che adotto quando mi arriva un’email indesiderata…alcune volte clicco su segnala come spam, altre cancello direttamente.
Un saluto
Stefano
Nel mio libro ci ho dedicato circa 90 pagine, giusto per introdurre l’argomento
Per non sbagliare il suggerimento è raccogliere gli indirizzi in modo lecito (iscrizione con link di conferma successivo), inviare contenuti utili e attesi dal destinatario e avere modalità di cancellazione veloci ed efficienti. Lato sistema di invio ovviamente cercare di non condividere i server di invio con altri soggetti meno attenti a seguire le migliori policy: purtroppo infatti gran parte del rating viene ancora assegnato all’IP di invio e non al singolo mittente.
non sapevo, grazie dell’articolo.