Lo stato dell’arte dell’email
22 marzo 2011
Il 2010 è stato senza alcun dubbio l’anno in cui lo sviluppo dei nuovi canali di comunicazione ha registrato una forte crescita, evidenziando lo sviluppo esponenziale di Twitter e di Facebook, quest’ultimo raggiungendo i 600 milioni di utenti, portando molta attenzione verso questo fenomeno di rivoluzione sociale.
L’utilizzo di nuovi canali social da parte delle aziende, non è andato però a discapito dell’email, che resta sempre uno strumento indispensabile e attuale nelle attività di comunicazione e direct marketing. I due canali offrono a loro volta la possibilità di integrarsi, aiutando le proprie comunicazioni a vicenda, ad esempio attraverso la condivisione via social di una newsletter, o con form di iscrizione alla propria mailing list attraverso i social, evitando i noiosi processi di inserimento dati.
Ѐ importante ricordare che l’iscrizione a qualunque social network – o comunque l’attivazione di un OpenID – richiede all’utente di possedere un’email, per poter effettuare la registrazione, dimostrando così di restare un canale necessario per accedere poi ad altri servizi offerti dalla rete. L’email perciò non deve temere la concorrenza, essendo uno strumento attuale, indispensabile e con caratteristiche che la rendono unica ed insostituibile.
I dati, mostrano come l’email marketing resta uno strumento valido in grado far ottenere risultati sul breve-medio termine, poiché agisce su un mezzo di comunicazione molto diffuso, utilizzato da quasi la totalità di coloro che hanno accesso alla rete. Nell’ultimo anno infatti sono stati registrati 480 milioni di nuovi utenti mail, raggiungendo così un totale di 1.88 miliardi, comparato a 1.97 miliardi di utenti internet (giugno 2010). Infine un altro aspetto da non sottovalutare è il bassissimo impatto ambientale di questo canale, solo 4 grammi di CO2 per ogni email.
Senza ombra di dubbio, l’email è un mezzo consolidato, un ottimo meccanismo di marketing relazionale, in grado di instaurare conversazioni con utenti interessati, che hanno scelto di ricevere i nostri messaggi acconsentendo al trattamento dei loro dati ed iscrivendosi alla newsletter.

Come emerso dai dati statistici pervenuti, un’importante percentuale di email inviate sono Spam (89,1%), ma l’email marketing è ben altro, tutti coloro che svolgono una buona campagna di email, condotta in maniera etica e su liste adeguatamente profilate di contatti, che hanno dato il consenso al trattamento dei loro dati, registrano ottimi risultati sia in termine di ROI che di creazione di relazioni dirette con i propri utenti.
Non tutte le campagne email sono uguali, per fare centro è importante coinvolgere
16 marzo 2011
Una buona campagna di email marketing basata su un piano editoriale studiato ed una piattaforma professionale per la gestione delle proprie campagne, offre la possibilità di ottenere e monitorare il raggiungimento dei propri KPI, valutando e quantificando i risultati dei propri invii.
Una consiglio efficace da non sottovalutare per ottenere buoni riscontri, è profilare le proprie liste contatti, in modo da creare più versioni del messaggio che intendiamo diffondere, diversificandole in base al comportamento dei diversi utenti, ai loro interessi ed alla loro posizione geografica.
Per coinvolgere i nostri contatti e trasformare i nostri utenti da inattivi ad attivi è indispensabile creare comunicazioni ed invii ad hoc, e per farlo è indispensabile profilare il proprio database per conoscere i differenti segmenti di pubblico con cui si è in contatto. Il secondo passo importante è riuscire giorno per giorno con la giusta frequenza di contatti email a creare un legame con il pubblico, evitando di inviare messaggi non pertinenti, che porterebbero ad una serie di email cancellate senza nemmeno esser state aperte o ancor peggio alla cancellazione del contatto dalla nostra mailing list.
La piattaforma MailUp consente di integrare alla nostra campagna email profilata, anche altre utili funzioni:
- i Filtri Attività con i quali sarà possibile, selezionare tutti coloro che avranno cliccato su un determinato link e in automatico inviare successivamente un altro messaggio più specifico, relativo all’argomento su cui il contatto aveva manifestato il proprio interesse.
- L’A/B test, in grado di testare due differenti versioni di una campagna per selezionare (in automatico) la versione più funzionale da diffondere al proprio pubblico.
Rendere i messaggi più pertinenti e di conseguenza più coinvolgenti è l’obiettivo fondamentale di chi invia Newsletter e DEM. Affidarsi ad un servizio professionale per la gestione di quest’attività consentirà non solo un aumento notevole delle percentuali di deliverability, ma attraverso l’utilizzo di funzioni specifiche a disposizione, permetterà di potenziare e/o rendere più mirate le proprie campagne.
Il Problema del Phishing per i Brand
10 marzo 2011
Il phishing, in ambito informatico e sociale, è considerata un’attività illegale che sfrutta molteplici fattori di ingegneria sociale, quali ad esempio l’ingenuità, la fiducia e scarsa dimestichezza tecnologica di alcuni utenti, allo scopo di ottenere informazioni sensibili (numero della carta di credito, password, etc.) da parte dell’utente. Si possono trovare esempi di phishing fin dal 1995, quando finti addetti alla sicurezza di AOL chiedevano agli utenti di rilasciare la loro password, così da poter facilmente accedere alle loro informazioni personali.
Lo schema utilizzato per queste comunicazioni è sempre simile:
- Viene inviato un messaggio ad un largo bacino di utenti (come succede per lo Spam)
- Il mittente, falsificato, risulta essere una banca o comunque un sito conosciuto (tipo eBay, Paypal…)
- Il messaggio contiene l’avviso che i dati sono da verificare o ancora che il conto è stato bloccato, oppure che c’è una importante notifica da leggere.
Con il diffondersi della cultura tecnologia tra gli utenti, il phishing ha dovuto necessariamente evolversi cambiando le tematiche fondanti. Infatti questi messaggi solitamente arrivano da persone che non si conoscono, negli ultimi anni, invece, si è iniziato ad utilizzare valori di brand conosciuti per guadagnare fiducia da parte degli utenti.
I phishers (coloro che fanno phishing) hanno la tendenza ad inviare messaggi fraudolenti camuffandoli per comunicazioni ufficiali di grandi e noti Brand (es. banche o multinazionali). Recente vittima di questo modus operandi è stato McDonald, che si è visto inviare a proprio nome una comunicazione che ne imitava la grafica ed i link ufficiali.

Come si può vedere dall’immagine sopra, “McDonald” invitava i suoi utenti a compilare un questionario, in modo da poter capire quali fossero i loro gusti e le loro pietanze preferite in cambio di un compenso di 250$, da accreditare direttamente sulla propria Carta di Credito. Questo messaggio è stato strutturato con molta cura: la grafica imita quella istituzionale, l’indirizzo del mittente è riconducibile a McDonald ed i link nelle varie pagine portano a pagine ufficiali.
Questo messaggio non è solamente un esempio di comunicazione fraudolenta, ma anche di come un brand può essere vittima di attacchi indiretti, che ne possono compromettere la credibilità. Certamente una società è legittimata a eseguire sondaggi di mercato su una propria lista di clienti, promettendo anche, ciascuno a modo proprio, incentivi in cambio di opinioni. Ciò che però differenzia un tentativo di phishing da una ricerca di mercato, è principalmente la tipologia di incentivo promesso, infatti solitamente non promette soldi, ma buoni sconto da utilizzare sui propri prodotti oppure premi di vario genere. Altro fattore importante è il fatto che in una comunicazione di phishing le informazioni per l’accredito richieste sono quelle che gli utenti utilizzano per effettuare pagamenti, e che non possono essere quindi essere utilizzate in altro modo.
Per non cadere nella rete del phishing è sufficiente una semplice verifica sulla destinazione reale dei link. Fermando il mouse su un link tipo www.mcdonald.com infatti, si può scoprire come tale link porti da tutt’altra parte.
Per un’azienda è invece adottare tutte le pratiche di autenticazione SPF e SenderID, in modo da limitare in modo importante eventuali tentativi di phishing. Se si tratta di una istituzione finanziara ad alto rischio di phishing, è consigliato inoltre personalizzare il dominio della console MailUp attraverso l’opzione NO LOGO: questo consente di non avere dei link che puntano esplicitamente ai server di tracking statistico (es. y1c9.sp06.it) ma a domini personalizzati (es. newsletter.mcdonald.com).
L’UE è al lavoro per assicurare la protezione dei dati personali
4 marzo 2011
Quando si parla di dati personali, un aspetto molto importante è la protezione. Attualmente l’obbiettivo delle norme dell’UE per la protezione dei dati è la tutela dei diritti fondamentali delle persone, in particolare del diritto alla protezione dei dati personali e sensibili, con una particolare attenzione ai soggetti minorenni, conformemente alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.
La definizione di “dati personali” è un concetto con il quale viene identificata qualsiasi informazione riguardante la persona identificata o identificabile, direttamente o indirettamente. Anche un indirizzo email è un dato personale.
La protezione dei dati è sicuramente un aspetto delicato, tanto che a tal proposito la Commissione al Parlamento Europeo, rivaluterà come poter assicurare in modo attuale l’applicazione coerente della norme di protezione, considerando anche gli sviluppi e le innovazioni introdotte dalle nuove tecnologie sui diritti e sulle libertà delle persone, ma allo stesso tempo di continuare a garantire la libera circolazione dei dati personali nel mercato interno.
Fornire informazioni corrette e trasparenti riguardo alle modalità di raccolta e trattamento dei dati, specificando chi si occuperà della raccolta, per quanto tempo e per quali fini, è la condizione indispensabile per consentire la possibilità di esercitarne il controllo ed assicurarne la protezione.
A tal proposito la Commissione intende integrare nel quadro giuridico un principio generale di trasparenza del trattamento, introducendo anche obblighi specifici a carico dei responsabili del trattamento in merito al tipo di informazioni da trasmettere ed alle modalità per farlo, oltre ad estendere l’obbligo generale di comunicare la violazione dei dati personali, così da poterne garantire un’effettiva tutela.
Entro Giugno 2011 dovrebbero arrivare indicazioni più precise.<–>


