Ascolti i clienti? I tuoi prodotti sono migliori

21 novembre 2011

In una newsletter della scorsa estate avevamo invitato i lettori a partecipare al nostro programma di raccolta dati per fare di MailUp un prodotto migliore. Quell’invito è stato accolto con grande entusiasmo e ha portato nella prima metà di ottobre a una serie di incontri, organizzati dal nostro team di design con l’obiettivo di raccogliere informazioni sulla percezione del servizio offerto da MailUp.

Per raccogliere suggerimenti e opinioni dei nostri clienti abbiamo scelto lo strumento del card sorting, un metodo di indagine basato sul gioco e sulla collaborazione, fondamentale nel modello di sviluppo chiamato User Centered Design.

Il modo migliore per scoprire come una persona percepisce il mondo che la circonda è chiederle di descriverlo e categorizzarlo. Questo stesso principio è alla base del card sorting: abbiamo chiesto ai volontari di organizzare in gruppi le funzioni offerte dalla console MailUp, per capire tramite l’osservazione diretta quali sono le aree del servizio che offrono maggiori opportunità di miglioramento.

A ogni volontario sono stati dati un mazzo di carte e una semplice regola: organizzare le funzioni già presenti in MailUp così come vorrebbe che fossero. Le informazioni raccolte durante questi incontri saranno la base su cui costruiremo il futuro di MailUp, tramite un processo di design complesso e diviso in fasi, impegnandoci a sviluppare un prodotto sempre più semplice, intuitivo, usabile e compatibile.

Ma non finisce qui: durante le fasi di design che si susseguiranno nei prossimi mesi avremo ancora bisogno del vostro parere. Vi invitiamo a seguire le nostre newsletter con attenzione per essere aggiornati sul progresso del nostro lavoro.

Contribuire al miglioramento di MailUp è sempre possibile: basta compilare il questionario che si trova nell’area riservata.

QR code ed email marketing

18 novembre 2011

Il marketing digitale evolve di pari passo con le nuove tecnologie e sviluppa, grazie a queste, nuove idee. Con l’ascesa degli smartphone è diventato indispensabile per le aziende attive nel mondo dell’email marketing adattare le proprie newsletter al formato mobile e scegliere un approccio che consideri il potenziale offerto dalla combinazione tra questo canale e i social media.

Sempre più spesso, capita di trovarsi di fronte un nuovo elemento, il Quick Response code. Si tratta di un codice a barre bidimensionale a matrice, leggibile grazie ad apposite applicazioni presenti sui telefoni cellulari di ultima generazione. Questo quadro scannerizzabile reindirizza a un sito web contenente informazioni più dettagliate, moduli di iscrizione o Microsoft Tag e Google Goggles.

Un codice QR incuriosisce e aiuta a generare nuovo traffico sul proprio sito: può essere inserito su un’infinità di articoli, come per esempio comunicati stampa, brochure, articoli di giornale, poster, biglietti da visita, packaging di prodotto, gadget, magliette, etichette di abbigliamento, stand espositivi, vetrine e newsletter.

Come abbiamo più volte sottolineato, costruire un database di contatti a regola d’arte è un lavoro lungo che impegna l’azienda su molteplici fronti. Il QR code si rivela uno strumento utile anche per questa operazione: inserito in un cartellone pubblicitario, può condurre a una landing page contenente un modulo di iscrizione.

Anche se ancora poco diffusa, la pratica di utilizzare i QR code nelle proprie attività di comunicazione e promozione off-line può essere un modo nuovo e divertente per coinvolgere clienti nuovi e consolidati, combinando attività di pubblicità cartacee e versatilità del web.

Adottare i QR code può rivelarsi una strategia utile per incentivare attività promozionali e raccogliere anche nuovi iscritti alla propria newsletter.

Lo spam non è green

17 novembre 2011

Lo spam non è solo un fastidioso disagio per le nostre caselle di posta, ma produce anche un impatto negativo sull’ambiente.

Una recente infografica pubblicata da WebpageFX illustra il processo ed evidenzia come lo spam sia in parte responsabile dell’inquinamento globale. Secondo i dati pubblicati nel documento, ogni email di spam produce emissioni di CO2  che, unite al volume di anidride carbonica prodotta a livello mondiale, incidono sulla situazione ambientale planetaria.

La relazione annuale di McAfee, società di software di sicurezza, indica in un totale di 33 miliardi di Kwh l’energia usata per trasmettere, elaborare e filtrare la posta indesiderata. La cifra equivale all’energia utilizzata in 2,4 milioni di case ed è comparabile, in termini di quantità di emissioni di gas serra, a ben 3,1 milioni di auto che consumano complessivamente 7 miliardi e mezzo di litri di benzina.

Lo spam quindi non si limita a “inquinare virtualmente” le nostre caselle di posta con messaggi indesiderati, ma ha anche un reale e negativo effetto sull’ambiente che ci circonda.

MailUp aderisce al progetto Impatto Zero® di Lifegate: oltre a compensare la produzione di CO2, sanziona con una penale qualunque attività di spam proibita. Inoltre, si impegna a monitorare costantemente l’attività dei propri clienti per assicurare il rispetto delle regole e l’assenza di abusi.

Con gli anni, la lotta allo spam ha fatto sì che si sviluppassero tecnologie di filtraggio utili a proteggere le caselle di posta degli utenti, riducendo il fastidio di indirizzi intasati da messaggi indesiderati e risparmiando perdite di tempo per operazioni di cancellazione.

In linea con la legge sulla privacy, queste tecnologie hanno costretto chi invia email con il preventivo consenso dei propri contatti a rispettare sempre più stretti criteri per raggiungere la cartella di posta in arrivo e non finire, invece, tra la posta indesiderata.

Adottare sistemi professionali per inviare newsletter e DeM, attraverso provider iscritti a whitelist internazionali, è utile per migliorare la propria deliverability e assicurarsi di raggiungere la inbox del cliente.

MailUp garantisce l’alto tasso di recapito e consente di verificare attraverso le funzioni Email Analysis e Spam Check come sarà letto il proprio messaggio dai filtri antispam. La verifica segnala eventuali parole o elementi penalizzanti, permettendo così di correggere l’email.

Naturalmente per chi fa email marketing allo stato dell’arte e con sistemi professionali, i filtri anti spam non sono certo un problema. Tuttavia resta da chiedersi se l’inquinante attività di spam porti davvero qualche risultato, considerato che nel 90% dei casi i messaggi indesiderati non sono nemmeno letti, ma direttamente cancellati.

  • Perchè questo blog sull’Email Marketing?

    L'email ha più di 35 anni ma ancora molte aziende commettono errori, anche molto gravi, nell'utilizzare questo mezzo. Per questo abbiamo pensato fosse utile pubblicare - insieme ad Hoepli - un libro sull'argomento, che trova un naturale seguito in questo blog dove condivideremo commenti, aspettative e naturalmente le ultime novità.

MailUp Newsletter

  Iscriviti alla newsletter:
Nome:
Email:

MailUp trial 30 giorni