La reputazione è tutto. Parola dei feed back loop

12 dicembre 2011

La reputazione è un concetto protagonista di tanti aspetti del Marketing. Nell’Email Marketing diventa decisivo non solo per aumentare le conversioni di una campagna, ma anche per assicurare il recapito del proprio messaggio direttamente nella casella Inbox.

La reputazione, intesa come genuinità e rilevanza, è applicata da ISP, MSP (come per esempio Libero e Hotmail) e sistemi antispam per valutare la legittimità di una comunicazione attraverso l’analisi del comportamento di chi invia.

Chi fa spam, infatti, ha la tendenza a inviare il medesimo messaggio a un’enorme lista di utenti, senza alcun controllo su segnalazioni di abuso e bounce generati. Questo comportamento è analizzato dagli ISP che, in base al numero di segnalazioni e alla gravità, possono attribuire una reputazione bassa ai server, all’indirizzo di posta del mittente o perfino al dominio utilizzato.

Schema dei Feedback Loop

Un feedback loop  è generato quando un utente riceve una comunicazione non voluta e la classifica come indesiderata premendo il pulsante “Segnala come Spam”.
In questo caso l’ISP raccoglie tutte le segnalazioni, risale al server di origine, assegna un voto all’attività eseguita e, se un apposito accordo è stato sottoscritto, fa una segnalazione al server di origine, responsabile della gestione corretta di queste notifiche.

Ricevuti questi messaggi, una piattaforma come MailUp procede alla disicrizione dell’indirizzo dell’utente che ha segnalato l’abuso, così che questi non sia più contattato. Si evita così che l’ISP possa confondere l’attività legittima dell’azienda per quella di uno spammer.

Alcuni accorgimenti aiutano fin dai primi invii le aziende e le associazioni, che scelgono di usare questo canale in modo responsabile, a mantenere alta la propria reputazione e garantire il recapito dei propri messaggi:

  1. Inserire il link di disicrizione ben visibile, se possibile anche in testa all’email, così da non incoraggiare l’utente a segnalare l’abuso per non ricevere più i messaggi
  2. Non acquistare liste esterne, spesso prive di qualità e controlli
  3. Scegliere un processo di iscrizione come “confirmed opt-in”, in modo da poter limitare l’inserimento di email errate e spam trap
  4. Impostare la disicrizione come un “single opt-out” così da facilitare l’abbandono da parte dell’utente, meglio se affiancata a una pagina per aggiornare il proprio profilo e le preferenze di ricezione
  5. Essere riconoscibili: se il mittente non è noto al destinatario, la probabilità di segnalazioni di abusi aumenta notevolmente. Occorre comunicare correttamente in fase di iscrizione, mantenere una frequenza di comunicazione di almeno 1 messaggio al mese e non cambiare brand identity o mittente senza un adeguato preavviso.

Lo spam non è green

17 novembre 2011

Lo spam non è solo un fastidioso disagio per le nostre caselle di posta, ma produce anche un impatto negativo sull’ambiente.

Una recente infografica pubblicata da WebpageFX illustra il processo ed evidenzia come lo spam sia in parte responsabile dell’inquinamento globale. Secondo i dati pubblicati nel documento, ogni email di spam produce emissioni di CO2  che, unite al volume di anidride carbonica prodotta a livello mondiale, incidono sulla situazione ambientale planetaria.

La relazione annuale di McAfee, società di software di sicurezza, indica in un totale di 33 miliardi di Kwh l’energia usata per trasmettere, elaborare e filtrare la posta indesiderata. La cifra equivale all’energia utilizzata in 2,4 milioni di case ed è comparabile, in termini di quantità di emissioni di gas serra, a ben 3,1 milioni di auto che consumano complessivamente 7 miliardi e mezzo di litri di benzina.

Lo spam quindi non si limita a “inquinare virtualmente” le nostre caselle di posta con messaggi indesiderati, ma ha anche un reale e negativo effetto sull’ambiente che ci circonda.

MailUp aderisce al progetto Impatto Zero® di Lifegate: oltre a compensare la produzione di CO2, sanziona con una penale qualunque attività di spam proibita. Inoltre, si impegna a monitorare costantemente l’attività dei propri clienti per assicurare il rispetto delle regole e l’assenza di abusi.

Con gli anni, la lotta allo spam ha fatto sì che si sviluppassero tecnologie di filtraggio utili a proteggere le caselle di posta degli utenti, riducendo il fastidio di indirizzi intasati da messaggi indesiderati e risparmiando perdite di tempo per operazioni di cancellazione.

In linea con la legge sulla privacy, queste tecnologie hanno costretto chi invia email con il preventivo consenso dei propri contatti a rispettare sempre più stretti criteri per raggiungere la cartella di posta in arrivo e non finire, invece, tra la posta indesiderata.

Adottare sistemi professionali per inviare newsletter e DeM, attraverso provider iscritti a whitelist internazionali, è utile per migliorare la propria deliverability e assicurarsi di raggiungere la inbox del cliente.

MailUp garantisce l’alto tasso di recapito e consente di verificare attraverso le funzioni Email Analysis e Spam Check come sarà letto il proprio messaggio dai filtri antispam. La verifica segnala eventuali parole o elementi penalizzanti, permettendo così di correggere l’email.

Naturalmente per chi fa email marketing allo stato dell’arte e con sistemi professionali, i filtri anti spam non sono certo un problema. Tuttavia resta da chiedersi se l’inquinante attività di spam porti davvero qualche risultato, considerato che nel 90% dei casi i messaggi indesiderati non sono nemmeno letti, ma direttamente cancellati.

Quanto contano davvero i numeri del proprio db?

1 giugno 2011

Aumentare i propri contatti, questo sembra esser l’obiettivo principale per molte aziende ma se da un lato è fondamentale non lasciarsi sfuggire le opportunità a disposizione per aumentare il numero d’iscritti, dall’altro è importante ricordare che è la qualità dei propri contatti ad incidere realmente sulla possibilità di ottenere conversioni e così un ritorno sugli investimenti.

Uno studio effettuato da Return Path , dimostra però che a prevalere è ancora una logica quantitativa, in cui le aziende non sempre prestano attenzione ai comportamenti dei propri utenti, continuando ad inviare ad indirizzi non più attivi e abbandonati. Infatti durante lo studio durato 19 mesi, i ricercatori si sono iscritti a 40 differenti liste, senza mai aprire le mail, ma solamente il 27% delle aziende ha smesso di inviar loro messaggi, il restante 73% ha continuato a inviare le proprie comunicazioni ad indirizzi che per oltre un anno e mezzo non aveva mostrato alcuna attività.
Il dato emerso non deve sicuramente scoraggiare e demotivare le imprese a cercare sempre nuovi canali e strategie per accrescere il numero dei propri contatti, ma dev’esser però da monito a ricordare che la qualità e la pulizia del proprio db non posso esser aspetti da mettere in secondo piano.

Lo scopo da prefiggersi pertanto è quello di massimizzare le iscrizioni di qualità, evitare l’inserimento di contatti doppi ed eliminare le caselle abbandonate.
Come agire quindi?

  • scegliendo preferibilmente modalità di iscrizione a doppio opt-in
  • profilando per non inviare comunicazioni al target sbagliato e perdere così iscritti
  • offrendo contenuti/promozioni solo per gli iscritti
  • creando comunicazioni coerenti l’immagine aziendale per rendersi riconoscibili
  • consentendo di modificare le frequenza degli invii (vedi la nuova modalità di disiscrizione con Opzioni di MailUp)
  • sfruttando tutti i canali a disposizione per ottenere nuovi iscritti: fiere, sito internet, social network, promozioni etc.
  • inserendo  sempre nel proprio messaggio la possibilità di: condivisione sui social, inoltro dell’email e di iscrizione alla newsletter, utile proprio nel caso in cui il messaggio passi attraverso un utente già iscritto ad uno potenziale.

Le variabili che interagiscono sono molteplici e qualunque scelta sulle modalità di raccolta dei contatti, dovrà esser testata e modulata sulla propria attività, ma partendo dal presupposto che la qualità delle proprie liste è un aspetto a cui nessuna azienda può rinunciare, perché senza di essa si otterrebbero solo database privi di ogni reale utilità.

La qualità della lista dei destinatari infatti si riflette direttamente anche sulle percentuali di recapito in Inbox dei messaggi. I filtri antispam oggi infatti stanno superando le tradizionali logiche legate alla reputazione dell’IP e all’analisi del contenuto: i più sofisticati oggi (come ad esempio i filtri antispam di Yahoo!) sono in grado di misurare anche la reputazione del mittente in termini di qualità della lista di destinazione. Se si spedisce ad un elenco di indirizzi che comprende un alto numero di caselle semi-abbandonate e tipicamente inondate di spam, il messaggio – anche se legittimo ed inviato con un’infrastruttura ottimale – avrà più probabilità di essere assimilato allo spam. La percentuale di messaggi recapitati nella cartella dello spam sarà tanto più alta quando più la lista è ricca di indirizzi abbandonati.

Grazie ai filtri attività (disponibili nell’opzione Marketing+) oppure manualmente utilizzando le Statistiche standard di MailUp, è possibile identificare quali siano le caselle che non registrano per mesi ne’ aperture ne’ click. Queste caselle andrebbero isolate (ad esempio in un Gruppo a parte) e sollecitate con dei messaggi diversi:

  • minore frequenza
  • mittente e stile di comunicazione diverso

In molti casi, se neanche così si riesce a rivitalizzare quelle caselle, è consigliabile inviare un ultimo messaggio, intitolato ad esempio “Ultima possibilità per ricevere la Newsletter XYZ”, in cui si riportano due chiari pulsanti “Resta iscritto” / “Disiscrivimi”. Solo chi clicca su “Resta iscritto” continuerà a ricevere le successive comunicazioni.

In questo modo il database si riduce, così come i costi/tempi di invio, e si incrementano deliverability (recapitabilità in Inbox) e performance.

Gestire le Liste per Aumentarne il Rendimento

19 aprile 2011

Lo SPAM è un problema che, purtroppo, influisce sull’operato di coloro che creano, invece, corrette campagne di Email Marketing. Infatti, gli ISP (Internet  Service Providers) e Webmail Provider – come Hotmail, Yahoo e Gmail – utilizzano precisi  algoritmi, in costante evoluzione, attraverso i quali riescono a “catturare” queste comunicazioni e ad inserirle in caselle apposite senza disturbare l’utente dalla ricezione di email indesiderate. Queste “regole” si fondano su automatismi che spesso bloccano comunicazioni commerciali legittime (DEM e Newsletter) in quanto attuano comportamenti, anche se solo per alcuni e pochi aspetti, simili a quelli dello SPAM.

Quanti fanno SPAM hanno la tendenza a popolare il loro database utilizzando metodi quali la generazione automatica degli indirizzi ed il crawling di pagine web. In questo modo  eseguono invii a liste non pulite che generano molti Hard Bounce che spesso rimango non gestiti. Questo determina necessariamente una reputazione negativa per i loro mittenti che vengono poi filtrati dagli ISP come SPAM. I professionisti dell’Email Marketing, invece, oltre a seguire un comportamento etico (invii su liste proprietarie), dovrebbero agire in modo sia da mantenere il proprio database costantemente pulito (anche per il tramite della gestione dei Bounce) sia da difendere la propria reputazione. Questo eviterà  di poter essere confusi per SPAMMER.

A tal fine è anche consigliabile  l’utilizzo, sul proprio database, di un’iscrizione a Doppio Opt-In. Infatti, anche se alcuni la reputano macchinosa, risulta, sotto molteplici aspetti, la più sicura per mantenere pulita la propria lista. Innanzitutto è estremamente efficace per evitare gli Spam Traps. In secondo luogo questa modalità di iscrizione è utile per evitare l’inserimento di email errate da parte degli utenti, richiedendo loro una ulteriore verifica. Gli indirizzi, infatti, quando errati provocano un alto numero di Hard Bounce, che se non vengono subito “lavorati”, portano, invio dopo invio, ad un abbassamento della propria reputazione. In tal senso è utile non solo  escluderli da successivi invii ma disiscriverli (e non cancellarli) così da mantenere uno storico ed evitando nuove attivazioni.

Ulteriore punto importante è quello che riguarda la disicrizione da parte degli utenti. E’ importante  renderla facile, agevole e veloce, così che il segnalare il messaggio come SPAM non risulti la via più semplice per disiscriversi. Per questo è consigliabile utilizzare un Opt-Out Singolo, ed inserire sempre il link di disicrizione rendendolo facilmente identificabile. Altri trucchi per evitare un alto tasso di “complaint” (cioè utenti che cliccano su “segnala come spam”) sono rendere il mittente ben riconoscibile, inviare comunicazioni in linea con le aspettative al momento dell’iscrizione e abbassare la frequenza ad un massimo di 2 messaggi alla settimana.

Per tutte queste ragioni si rivela, quindi, fondamentale ottenere e mantenere il proprio database pulito, evitando comportamenti simili o associabili a quelli di chi fa SPAM. Così facendo si garantisce il corretto recapito del proprio messaggio, elevati tassi di delivery e l’incremento del ROI.

Con MailUp è possibile attivare l’iscrizione con confirmed opt-in, gestire la cancellazione con singolo opt-out e tenere pulito in modo automatico il DB da errori hard bounce.

Google introduce la certificazione DKIM

7 gennaio 2011

Google ieri ha lanciato per tutti i suoi utenti, una nuova funzionalità con lo scopo di limitare lo SPAM all’interno delle caselle di Posta Elettronica. Negli ultimi anni l’apertura di Internet è diventato un fattore chiave per garantire una comunicazione senza confini, ma lo stesso fattore ha creato un terreno fertile per gli spammer, come dimostra il continuo flusso di false comunicazioni da banche, governi o principi Nigeriani.

Al fine di cercare di arginare questo problema, Google Apps da la possibilità di aggiungere una firma digitale all’header dei propri messaggi di posta elettronica, unica in base al dominio dal quale è stata mandata, il tutto conforme allo standard DKIM. In questo modo coloro che ricevono la mail sono in grado di analizzare la firma digitale e verificare se il messaggio arriva veramente dal dominio indicato e che questo non sia stato modificato durante il tragitto.

Per capire meglio i vantaggi di questa certificazione, c’è la necessità di capirne il funzionamento. Nel DNS del dominio del mittente, identificabile all’interno del dominio presente nell’indirizzo del mittente, occorre pubblicare un codice che corrisponde ad una chiave pubblica univoca. Per sua natura questa chiave pubblica è collegata univocamente ad una chiave privata, che rimane invece registrata nel server SMTP (server di posta in uscita) del mittente. Il server ad ogni invio genera un codice alfanumerico, che viene inserito all’interno dell’header del’email, una volta spedito, il server che riceve il messaggio esegue il processo per verificarne l’autenticità, scaricando dal DNS la chiave pubblica e confrontando i risultati della computazione, derivandone quindi l’autenticità di chi ha inviato e l’integrità di quanto inviato.
Una volta che il server di destinazione ha verificato il messaggio, potrà utilizzare questa informazione per identificare che tipo ed il grado di reputazione che possiede, avvalendosi su proprie informazioni storiche o contenute in terzi servizi.

Come accennato precedentemente, questo sistema è un ottimo per bloccare lo SPAM, gli spammer possono creare facilmente un “FROM Address” in modo che il messaggio appaia inviato da un utente appartenente da un altro dominio, ma è improbabile che abbiano accesso amministrativo al DNS del dominio, rendendosi facilmente identificabili e compromettendo la reputazione del dominio altrui, considerando questi aspetti, il protocollo è più sicuro rispetto al SPF.

Per quanto riguarda l’invio delle Newsletter e DEM, il procedimento è simile, infatti MailUp dal 2007 è autenticato DKIM, garantendo la delivery della campagne dei suoi clienti, utilizzando il proprio ranking per certificare la genuinità delle comunicazioni dei propri clienti. Non avere un sistema di autenticazione non significa ovviamente vedere i propri messaggi bloccati automaticamente, ma può significare rinunciare ad una corsia privilegiata, che ad esempio comporti la consegna del messaggio senza l’attraversamento di sempre più complessi e selettivi filtri antispam.

Spammer vince causa contro blacklist

21 giugno 2010

 La società americana e360 finita nella blacklist di Spamhaus, uno dei punti di riferimento nella lotta allo spam. La e360 ha fatto causa a Spamhaus dicendo che la blacklist ha danneggiato la sua attività (circa la metà dei 6,6 miliardi di email è stata bloccata dai sistemi antispam che si appoggiavano alla blacklist di Spamhaus), arrivando a chiedere 30 milioni di dollari come risarcimento.
Una vicenda paradossale: nonostante tra gli indirizzi email che hanno ricevuto lo spam c’erano numerose spam trap oltre che gli stessi indirizzi dei responsabili di Spamhaus, il processo è stato vinto, in appello, dallo spammer. Spamhaus infatti non ha partecipato perchè non ritenuto utile essendo fuori giurisdizione. Spamhaus è una società no-profit inglese. Per questo motivo lo spammer alla fine ha vinto, nonostante un avvocato americano avesse preso di sua iniziativa e pro-bono le difese di Spamhaus. Il giudice ha imposto un risarcimento di 27 mila dollari, che peraltro Spamhaus ha già dichiarato che non pagherà (giustamente aggiungo).

Il processo arrivato alla corte federale è durato diversi anni, durante i quali nel frattempo la e360 è fallita, oltre che essere condannata per spam nel corso di un differente processo che questa volta nato da una causa di Comcast (importante ISP americano).

Quando vedremo anche gli ISP (internet service provider) italiani muoversi con un po’ più di decisione contro gli spammer nostrani? Ad oggi alcuni sembrano non avere un Abuse Desk, altri non rispettano neppure lo standard RFC (che rappresenta le regole basilari di internet) non avendo la casella “postmaster” attiva.
Nessuno oltretutto ha attivato programmi di Feedback Loop o pubblicato delle sezioni informative per i Postmaster.

Anche la normativa soffre ancora di molti limiti: la definizione della parola “spam” degli ISP (e anche di gran parte degli utenti) cioè messaggi non sollecitati inviati in modo massivo non corrisponde sempre alla definizione di “spam”, quindi vietato, dalle normative. Solo con una armonizzazione internazionale delle regole e una reale volontà di collaborazione degli ISP si potrà veramente riuscire a rendere lo spam un po’ più faticoso, rischioso e quindi meno redditizio.

Fonte: http://arstechnica.com/tech-policy/news/2010/06/accused-spammer-demands-135m-from-spamhaus-gets-27002.ars?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=rss

Spammer internazionale aggira i filtri antispam di Microsoft e finisce in tribunale

18 giugno 2010

Continua la guerra accanita ai più grandi spammer internazionali, che questa volta passa anche dai tribunali americani.
Si tratta di casi sintomatici, che ha visto scendere in gioco protagonisti importanti come Microsoft, Spamhaus e Comcast.

Microsoft ha fatto causa a Mr. Mizhen colpevole di aver cercato di ingannare i filtri antispam di Hotmail, con una tecnica laboriosa ma molto efficace. Ha creato ben 200.000 account di posta falsi, a cui inviava milioni di suoi messaggi email di spam, che venivano recapitati giustamente nella cartella della Posta Indesiderata. Poi procedeva, per ogni account, a spostarli nella Inbox segnalandoli come non spam.

In questo modo venivano alterate le statistiche del sistema antispam e quando gli stessi messaggi raggiungevano ignari utenti Hotmail, questo arrivava nella Inbox.

Mizhen si serviva di 3 diverse società ed è un recidivo: già nel 2003, causa attività di spam, aveva dovuto riconoscere ad Hotmail ben 2 milioni di dollari a titolo di risarcimento.

L’insegnamento che è bene sempre ricordare è quello di agevolare la cancellazione dei propri utenti, con procedure semplici (max 2 click) e sopratutto evidenti, non in grigio chiaro e carattere minuscolo. In questo modo il numero di utenti che spostano il messaggio nella cartella Spam si riduce, e questo aumenta la reputazione del mittente che rischierà meno di essere bloccato dai sistemi antispam.
Maggiori informazioni sul Portale del Supporto: http://assistenza.mailup.it/KB/a28/come-gestire-al-meglio-le-cancellazioni.aspx

La news originale (grazie a Nicky Smith per la segnalazione):

http://www.mediapost.com/publications/?fa=Articles.showArticle&art_aid=130320

Immagini senza blocchi su Hotmail e Yahoo!?

14 aprile 2010

Grazie alla ReturnPath Certification è oggi possibile evitare il blocco predefinito delle immagini su tutto il network Microsoft (Hotmail, Live, Msn), MySpace e Yahoo! Significa che i messaggi arriveranno nella Inbox con le immagini già visualizzate e i link abilitati: un vantaggio importante che permette di incrementare i ritorni di un invio, in termini di maggiori aperture, maggiori click e quindi maggiori conversioni.

Hotmail e Yahoo! insieme, infatti coprono solitamente oltre il 50% degli iscritti in database di tipo B2C (consumer), altri provider importanti in termini di numero di caselle come Tin/Virgilio e Gmail non superano solitamente il 15% delle caselle attive in una mailing list di privati.

Come ottenere la Certificazione di Return Path? I requisiti sono molto selettivi: occorre avere una lista molto pulita (senza spam trap), con indirizzi raccolti in pieno rispetto della privacy, bassissimo tasso di lamentela degli utenti (i cosiddetti ) e nessuna segnalazione su blacklist internazionali, come Spamcop. Oltre a questi requisiti di qualità, i tecnici americani valutano anche la completezza dell’informativa privacy, le modalità di iscrizione, la presenza di record SPF nel DNS e le caratteristiche del sistema di invio.

Una volta superato l’esame, che può durare diversi mesi in cui viene monitorato il traffico, è necessario anche pagare un canone annuale che parte da circa 300 euro e sale in relazione al numero di messaggi inviati. La Certificazione garantisce, oltre allo sblocco delle immagini, anche il recapito nella Inbox (e non nella cartella spam) presso oltre 1,4 miliardi di caselle email, grazie ad accordi sottoscritti con centinaia di provider e sistemi antispam come Cloudmark e SpamAssassin. MailUp è official reseller per l’Italia di tutte le soluzioni Return Path, per verificare costi e acquistare il servizio andare sull’ecommerce

Nota di servizio: mentre lo sblocco delle immagini su Hotmail e MySpace è già attivo da mesi, lo sblocco su Yahoo! è una novità e richiede qualche settimana dalla richiesta, prima che venga attivato. I clienti MailUp che hanno già sottoscritto la Certificazione Return Path dovranno quindi attendere le prime settimane di Maggio per poter godere dell’effetto sblocco su Yahoo!

Feedback Loop, questo sconosciuto

6 aprile 2010

La ricerca eseguita a inizio 2010 da Ipsos per Maawg su un campione rappresentativo di oltre 3.700 intervistati online in 6 diversi paesi (esclusa l’Italia) ha rilevato risultati molto interessanti per comprendere il comportamento rispetto all’utilizzo dell’email.

La metà degli intervistati ha riferito di aver aperto messaggi di spam in modo consapevole, per varie ragioni. La percentuale sale negli utenti più giovani, che si ritengono più esperti e quindi più consapevoli di eventuali rischi.

E’ interessante notare come uno su due (44%) sposta i messaggi sospettati di essere spam nel Junk Folder, mentre il 39% preme il bottone “segnala come spam”, contribuendo così a migliorare la pulizia della propria casella, ma anche quella degli altri utenti all’interno dello stesso sistema di posta (in particolare quelli web come Hotmail, Yahoo! e Gmail).

Cosa si intende comunemente con la parola “spam”? La maggioranza (69%) classifica come spam tutte le email non richieste e per identificarlo si basa sul mittente (73%) e sull’oggetto (67%).

Non tutti sanno che marcare un messaggio come spam fornisce informazioni al sistema antispam, migliorandolo con il contributo dei singoli riceventi.

Pochissimi sono coscienti però che questa informazione può arrivare anche al mittente, che procederà alla disiscrizione automatica dell’indirizzo. Il meccanismo è chiamato comunemente “Feedback Loop“: se il server del mittente ha siglato con il provider uno specifico accordo, per ogni utente che clicca sul bottone “segnala come spam” viene inviato un messaggio al server del mittente, in modo che possa escluderlo dai successivi invii. Poichè gli spammer difficilmente riescono ad attivare questo tipo di accordi, il provider riesce così a meglio distingure i mittenti legittimi dagli spammer.

MailUp ha sottoscritto oltre 12 contratti di questo tipo con i principali provider internazionali, anche se la grossa fetta del traffico viene intercettata solitamente da Hotmail/Msn/Live e Yahoo!
Andando nel menu Utenti/Elenco Disiscritti è possibile individuare con precisione chi sono quegli utenti che sono stati disiscritti in automatico a causa di queste segnalazioni per spam (abuse report).

Non deve stupire se il numero di tali disiscritti è elevato: anche il mittente più attento alla privacy e al trattamento dei dati dei propri iscritti, non sarà immune da questo fenomeno. Fisiologicamente infatti circa lo 0,2% dei destinatari invece che seguire la procedura di cancellazione troverà più comodo cliccare sul bottone “segnala come spam”, che permette tra l’altro di cancellarsi da più messaggi contemporaneamente. Il 16% degli intervistati – sopratutto nei paesi anglosassoni – infatti definisce come “spam” anche i messaggi richiesti un tempo, ma ora non più desiderati.

Per distinguere la volontà di cancellarsi dalla reale volontà di segnalare un messaggio come spam si stanno studiando dei sistemi come il List-Unsubscribe.

E’ bene tenere monitorato questo fenomeno (in MailUp vengono definiti “Segnalazione Abuso”) perchè se la percentuale sale sopra il 2% aumenta la probabilità che il messaggio venga classificato come spam per tutti i destinatari, non solo per quelli che hanno segnalato l’abuso.

Andando in Statistiche/Grafico Trend Reattività è possibile visionare l’andamento delle Segnalazioni Abuso invio dopo invio.

Come ridurre questo fenomeno?

A) Non inviare ad indirizzi che non si sono iscritti volontariamente.
B) Utilizzare il bottone di cancellazione di MailUp.
C) Nel caso di più liste (una lista è un ambiente separato con proprie configurazioni, database e statistiche) utilizzare la modalità di cancellazione doppio opt-out standard.
D) Il bottone di cancellazione dev’essere ben evidente, meglio se accompagnato da una dicitura che spiega come mai il messaggio è inviato (“ricevi questo messaggio perchè…”).
E) Invitare i destinatari ad inserire l’indirizzo del mittente in rubrica (cosa fatta dal 35% del campione).
F) Usare un mittente e nome mittente che sia riconosciuto dal destinatario, e non cambiarlo.

Il rapporto integrale è disponibile qui: 2010 MAAWG Email Security and Usage Report.

Un bug di SpamAssassin penalizza tutte le email inviate nel 2010

4 gennaio 2010

A causa di un bug di SpamAssassin 3.2, tutte le email inviate nel 2010 subiscono ben 3,4 hit di penalizzazione. Un punteggio alto se si considera che il limite per la classificazione come spam è di solito 5.

Il bug è dovuto alla regola che assegna 3.4 punti per i messaggi inviati nel futuro:

* 3.4 FH_DATE_PAST_20XX The date is grossly in the future

La soluzione in realtà è già stata resa disponibile nel 2008, ma è molto probabile che il fix non sia stato installato da molti, considerando che ad esempio l’installazione standard di SpamAssassin legata a Debian non lo contiene tutt’ora. Occorrerà aspettare SpamAssassin 3.3 per vedere il problema risolto alla radice, senza bisogno di fix.

Nel frattempo che i vari Postmaster sistemino i propri filtri, occorrerrà prestare più attenzione allo score di SpamAssassin del proprio messaggio, per assicurarsi che non vi siano altri elementi – normalmente non critici – che possando far superare la soglia dei 5 punti. La probabilità che un messaggio venga erroneamente bloccato per Spam infatti aumenta per tutte le email inviate dopo l’1 Gennaio 2010.

Per gli utenti MailUp si consiglia di verificare sempre il messaggio con “Email Check”, cliccando su “Spam Check” (disponibile solo per i clienti che hanno attivato l’opzione Message+), ovviamente prima dell’invio.

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  • Perchè questo blog sull’Email Marketing?

    L'email ha più di 35 anni ma ancora molte aziende commettono errori, anche molto gravi, nell'utilizzare questo mezzo. Per questo abbiamo pensato fosse utile pubblicare - insieme ad Hoepli - un libro sull'argomento, che trova un naturale seguito in questo blog dove condivideremo commenti, aspettative e naturalmente le ultime novità.

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