Più visite al tuo Blog, grazie all’Email Marketing
25 gennaio 2012
Negli ultimi anni i blog sono diventati sempre di più un mezzo scelto dagli utenti per condividere opinioni ed esperienze con altri utenti. In ambito aziendale, invece, sono diventati il veicolo preferenziale per pianificare e realizzare processi di storytelling, atti a raccontare l’evoluzione di un’azienda e a comunicare i valori costitutivi di un brand.
Da un punto di vista tecnico, la diffusione dei blog è stata aiutata dall’introduzione dei feed RSS, ossia file in formato XML per gestire le fonti di informazione e segnalare all’utente nuovi articoli o risorse al momento della pubblicazione. Questo metodo è in grado di generare un’elevata fidelizzazione dell’utente verso la risorsa ma presenta alcuni limiti. Vediamo insieme quali sono e come è possibile superarli grazie a una corretta strategia di Email Marketing.
- Known User Base: le analitiche Web o RSS sono parzialmente anonime perché dell’utente viene rilevato solo l’indirizzo IP. Offrendo ai lettori la possibilità di iscriversi a una lista di distribuzione, si genera una lista di persone molto interessate che produrrà traffico non anonimo, poiché l’attività di un indirizzo email può essere tracciata.
- Correttezza: Feedburner, essendo un servizio proprietario, è in grado di raccogliere dati analitici solo da chi usa programmi che supportano il suo standard, ignorando quindi parte del traffico. L’email, invece, è un canale con standard definiti e consolidati e restituisce sempre dati statistici accurati.
- Pubblicità: Feedburner consente di inserire pubblicità all’interno della struttura fissa del feed. Anche a un messaggio email è possibile abbinare un banner pubblicitario ma, a differenza del feed, questo può essere ottimizzato così da ottenere un miglior rapporto tra click e invii.
- Tracciabilità: contrariamente al feed RSS, per ogni email inviata è possibile rilevare chi l’ha letta, chi l’ha ignorata, quali articoli sono stati più letti e quali hanno avuto maggior seguito.
- Segmentazione: i form di AutoProfilazione consentono di raggruppare i propri utenti per gruppi di interesse, così da inviare esclusivamente ciò che è di loro interesse.
- Push: la possibilità di notificare attivamente la presenza di un aggiornamento è una caratteristica fondamentale dell’email.
- DEM: è possibile utilizzare gli indirizzi per inviare DEM o inviti senza intaccare il piano editoriale del blog e il suo posizionamento.
- Fidelizzazione: è possibile creare un canale alternativo per gli utenti che non vogliono utilizzare un feed RSS.
- Creazione di una conversazione privata: ogni destinatario può rispondere privatamente all’autore dei post e dare vita a una conversazione e a uno scambio di idee. In un blog, invece, la conversazione è pubblica e la concentrazione dell’autore è suddivisa tra diversi utenti.
- Flessibilità: Feedburner spedisce un messaggio email per ogni post. Un sistema di emailing dedicato invia meno messaggi, per esempio un digest settimanale o mensile, con una selezione di post e una veste “giornalistica” che dà risalto ai contenuti a più alto valore. L’importazione dei contenuti è automatica grazie alla funzione di MailUp “Nuovo messaggio da fonti RSS“. L’invio può essere automatizzato, senza revisione editoriale, comprendendo gli ultimi X post e/o i post pubblicati nelle ultime X ore.
Gli aspetti messi in luce dimostrano come l’email sia un valido alleato in una struttura di blogging. Installando sul proprio blog un plugin (o incollando il codice form preso da MailUp), è possibile raccogliere in maniera efficiente gli indirizzi email degli utenti interessati, ai quali può essere inviata una newsletter generata attraverso l’importazione automatica di un file RSS.
Integrare SEM ed Email Marketing? Google ci prova
22 dicembre 2011
Da alcuni mesi Google sta sperimentando, in collaborazione con Honda e altri advertiser selezionati negli USA, una nuova funzione del suo sistema AdWords che permette agli inserzionisti di collegare le campagne di Keyword Advertising a quelle di Email Marketing. Come si vede nello screenshot, nell’annuncio è stato creato un campo che consente agli utenti di inserire il proprio indirizzo email e di iscriversi alla newsletter dell’inserzionista.
Questa opzione offrirebbe nuove possibilità di contact generation poiché, in alcuni casi, non sarebbe più necessaria una landing page per raccogliere gli indirizzi, operazione eseguita direttamente nell’annuncio, mentre tutte le fasi di ottimizzazione avverrebbero solo a livello di annuncio e non, come in precedenza, anche sulla landing page. Dal punto di vista delle conversioni, la funzione potrebbe generare ottimi risultati: l’eliminazione di un passaggio ridurrebbe il tempo di interazione, sfruttando l’impulso all’azione dell’utente.
Un’osservazione è doverosa: l’inserimento del solo nome da parte dell’utente potrebbe rivelarsi vincente sul numero di contatti acquisiti, ma determinare anche un’incompletezza anagrafica dannosa per i professionisti del marketing, impossibilitati a segmentare, fin da subito in gruppi, i nominativi raccolti. Per ovviare a questo inconveniente, si potrebbe creare un automatismo – già possibile oggi con l’opzione Marketing+ di MailUp – che successivamente all’iscrizione mandi un’email transazionale con l’invito all’autoprofilazione. La funzionalità è inclusa in un pacchetto chiamato “Communication Ad Extensions” ed è stata rilasciata in versione alpha a febbraio 2011 a una frazione degli advertiser e dei visitatori (si stima il 10%).

Emergono aspetti positivi e negativi:
a) Google non passa all’advertiser l’indirizzo email del visitatore: invia un messaggio all’advertiser con la notifica con un mittente alias del visitatore originale. Quindi Google fa da tramite, inoltrando la risposta dell’advertiser. Ci sono limitazioni per proteggere la privacy del visitatore: Google lascerà attivo l’alias solo per 30 giorni e per un massimo di 6 messaggi.
Un processo di automazione come quello di Marketing+ permette di superare questo ostacolo.
b) Il servizio per ora è gratuito: Google gira questi lead a costo zero. Dato l’alto valore – se confrontato con le altre piattaforme di Lead Generation in cui il costo per lead è superiore a quello di un click – è probabile che con questa soluzione Google sarà in grado di aumentare i ricavi di ogni singola ricerca.
c) La sola presenza delle nuove funzioni potrebbe favorire la visibilità dell’annuncio e il relativo tasso di click
Questa funzione, non ancora rilasciata ufficialmente e che potrebbe cambiare prima del rilascio, darebbe la possibilità agli inserzionisti di avviare campagne di Lead Generation in modo più semplice e con costi probabilmente più contenuti, colmando la distanza tra SEM ed Email Marketing. Abbiamo contattato Adwords per chiedere la partecipazione alla beta e ci è stato confermato che queste estensioni “sono disponibili al momento solo per gli Stati Uniti e per il Canada”.
Novità in arrivo da Hotmail: graymail
11 ottobre 2011
Con circa 355 milioni di account attivi (dato di fine 2010), Hotmail è il più importante fornitore di caselle di posta, grazie all’integrazione con il mondo Microsoft /Live e alla costante innovazione. A distanza, lo inseguono Yahoo Mail e Gmail, rispettivamente con 275 e 197 milioni di account attivi.
Analisi recenti sull’uso della posta elettronica hanno fatto emergere spunti interessanti, alcuni dei quali sono serviti per studiare le innovazioni che Hotmail introdurrà a breve. Vediamoli insieme.
- Il 75% dei messaggi segnalati dagli utenti come spam è in realtà frutto di invii legittimi. Svanito l’interesse per il servizio cui si sono iscritti volontariamente, gli utenti preferiscono premere il pulsante “posta indesiderata” anziché gestire un processo di normale disiscrizione.
Questo comportamento rischia di ingannare i filtri antispam, che potrebbero basare le loro decisioni su comportamenti non uniformi e corretti. Questa tipologia di messaggi, legittimi ma indesiderati, è chiamata da Microsoft “graymail“. - L’uso della posta elettronica e la tipologia di messaggi ricevuti sono cambiati negli anni. Secondo i dati di Hotmail, più della metà della posta nelle caselle email è composta da newsletter e offerte. La quantità di spam ha registrato invece drastiche diminuzioni. La presenza massiccia di newsletter ed email di aggiornamento dai social network (Facebook è il quinto maggior speditore di email del mondo), rende le caselle poco ordinate e difficile rintracciare i messaggi veramente importanti.
Per ovviare a queste difficoltà, Hotmail aggiungerà nel prossimo rilascio nuove funzionalità per gestire con più efficienza la propria casella di posta. L’utente potrà identificare e processare con maggiore facilità le graymail, i messaggi frutto di una legittima sottoscrizione ma per i quali ha perso interesse e che identifica come spam.
Queste in dettaglio le novità.
- Categorizzazione
Attraverso un sistema di categorizzazione, i messaggi appartenenti alla categoria newsletter sono identificati in modo automatico. Ogni volta che l’utente classifica una nuova email come newsletter migliora la classificazione, non solo per sé ma anche per ogni altro utente Hotmail. - Disiscrizione
L’utente può disiscriversi con un solo click da una newsletter che non desidera più e da cui è magari difficile cancellarsi. Cliccando su unsubscribe, direttamente dalla propria casella, sarà Hotmail a occuparsi di gestire la disiscrizione, eliminando eventualmente tutte le vecchie newsletter inviate da quel mittente. - Aggiornamento
Con la funzione Cleanup, l’utente continua a ricevere una newsletter a cui è interessato ma può scegliere di tenere solo l’ultimo messaggio, eliminare i messaggi non più recenti (3, 10, 30 o 60 giorni) o spostare i messaggi in una cartella una volta invecchiati, conservando solo la copia più recente. Questa funzionalità è particolarmente utile per i messaggi provenienti da siti di shopping o contenenti offerte, come Groupon, in cui la newsletter è realmente utile solo per la prima settimana. - Ricerca
Le nuove funzionalità aiutano l’utente a trovare rapidamente i messaggi, in particolare quelli più importanti. Contrassegnando un messaggio come importante, questo resta in cima alla casella di posta anche quando si ricevono messaggi più recenti. Sarà anche possibile impostare regole di catalogazione automatica per la posta in arrivo da determinati mittenti, in modo che la posta più importante sia sempre in prima posizione.
Ottimizzare le campagne email con l’aiuto di MailUp
7 ottobre 2011
1. Oggetto dell’email
L’oggetto dell’email è un elemento fondamentale che incide sui tassi d’apertura del messaggio. In una frase accattivante e compresa tra i 30 e i 50 caratteri si può già inserire un incentivo che sarà approfondito all’interno del messaggio, come per esempio: “Acquista oggi, spedizione gratuita”. In altri casi, oggetti provocanti e divertenti costituiscono una buona strategia per aumentare le aperture.
Ne sono un esempio le frasi: “Aprimi prima questo!” oppure “Inutile resistere, aprimi!”.
MailUp consente attraverso il test A/B di verificare e scegliere tra due differenti oggetti quello più performante per ottenere un risultato migliore.
2. Template grafico
Per la propria newsletter è importante utilizzare una struttura standard per essere riconoscibile al destinatario e creare una certa familiarità. Quando scegliete un nuovo template siate attenti ad adottare una grafica in grado di offrire una corretta gerarchia di contenuti. Quando scrivete i testi provate a immedesimarvi nel vostro lettore e a capire come interpreterà i messaggi che riceve nella casella di posta. Eccessive o inutili informazioni dissuadono l’utente dalla lettura perché richiedono troppo tempo.
MailUp permette di personalizzare 400 modelli grafici disponibili gratuitamente per tutti i clienti. I template preimpostati sono creati da professionisti, realizzati con grafica piacevole, accattivante e ottimizzata, perfetta su tutti i client di posta. I modelli sono tutti testati per non causare possibili problemi di blocco da parte di filtri antispam.
3. Struttura dell’email
È consigliabile mantenere il messaggio principale e le call-to-action più rilevanti al di sopra della riga di piega, cioè nei primi 350 pixel generalmente visualizzati in anteprima da tutti i client email. Non superate la larghezza di 600 pixel, così da ottimizzare la visualizzazione e non costringere l’utente a scorrere orizzontalmente per leggere l’intero messaggio.
La funzione di Email analysis di MailUp permette di controllare il messaggio per migliorarne l’efficacia e incrementare i tassi d’apertura. Il messaggio è visualizzato in anteprima su tutti i principali sistemi di posta, con settantasette combinazioni di rendering e attraverso i maggiori sistemi antispam, per verificare eventuali errori html, link errati o inseriti in blacklist che potrebbero causare problemi problemi di deliverability.
4. Immagini
Accompagnare il testo della propria newsletter con alcune immagini è importante per creare un corretto bilanciamento, ma senza eccedere per non finire nella posta indesiderata e non appesantire il messaggio.
L’opzione immagini embedded di MailUp permette di aumentare l’efficacia degli invii evitando il blocco delle immagini, visualizzate subito insieme al testo. Una creatività curata riduce il numero di utenti che segnalano il messaggio come “spam”.
5. Monitoraggio
Monitorare le statistiche delle azioni dell’utente sul messaggio e i successivi movimenti offre un riscontro diretto delle proprie campagne e permette di ricalibrare le successive comunicazioni in base ai dati emersi, migliorandole.
MailUp consente attraverso report completi e istantanei di visualizzare l’efficacia delle campagne inviate. I grafici dettagliati e i dati analitici mostrano l’andamento generale di una campagna o l’attività di un singolo utente.
Le statistiche dettagliate incluse nel servizio offerto da MailUp consentono di conoscere, oltre ai propri tassi d’apertura, i click, le condivisioni e altro ancora. È possibile confrontare i propri risultati con benchmark di settore e migliorare grazie a suggerimenti mirati.
Social Media Marketing la guida alle nuove regole del marketing
15 aprile 2011
Lo scenario con cui si trovano ad interfacciarsi le moderne aziende durante la scelta e la definizione di un piano marketing evidenzia una profonda rivoluzione che coinvolge i processi comunicativi e gli sviluppi tecnologici.
Interrogarsi perciò sulle potenzialità e sulle applicazioni del Web Marketing e Social Media Marketing diventa indispensabile. A tale proposito “Social Media Marketing” il nuovo manuale di comunicazione aziendale digitale, realizzato da Hopli partendo dall’esperienza del Master in Social Media Marketing & Web Communication dell’università IULM, può fornire un’utile panoramica per districarsi in quella che ai meno esperti pare esser un’intricata giungla digitale.
Il nuovo volume curato dal Prof. Di Fraia è il risultato di una produzione scritta a più mani dai maggiori esperti italiani di marketing e dei social media, come Miriam Bertoli, Andrea Genovese, Gianluca Diegoli, Nazzareno Gorni, Paolo Iabichino, Mirko Lalli, Mauro Lupi, Michele Marzan, Marco Massara, Sasha Monotti, Luca Schibuola, Alessio Semoli e Andrea Serravezza.
Offre una panoramica completa sullo scenario della comunicazione e del marketing sul web, illustrando in ciascun capitolo un aspetto specifico, tra cui ad esempio quello scritto da Nazzareno Gorni – General Manager di MailUp – dedicato all’E-mail Marketing: racchiude un riassunto aggiornato dei contenuti presenti in versione più estesa all’interno del libro sempre edito da Hoepli “E-mail Marketing ”.
Per tutti coloro che acquisteranno il libro online potranno usufruire di uno sconto del 25% sul prezzo di copertina fino al 28/04/2011. Inoltre acquistando “Social Media Marketing” si avrà in omaggio un buono da Google AdWords.
Il Problema del Phishing per i Brand
10 marzo 2011
Il phishing, in ambito informatico e sociale, è considerata un’attività illegale che sfrutta molteplici fattori di ingegneria sociale, quali ad esempio l’ingenuità, la fiducia e scarsa dimestichezza tecnologica di alcuni utenti, allo scopo di ottenere informazioni sensibili (numero della carta di credito, password, etc.) da parte dell’utente. Si possono trovare esempi di phishing fin dal 1995, quando finti addetti alla sicurezza di AOL chiedevano agli utenti di rilasciare la loro password, così da poter facilmente accedere alle loro informazioni personali.
Lo schema utilizzato per queste comunicazioni è sempre simile:
- Viene inviato un messaggio ad un largo bacino di utenti (come succede per lo Spam)
- Il mittente, falsificato, risulta essere una banca o comunque un sito conosciuto (tipo eBay, Paypal…)
- Il messaggio contiene l’avviso che i dati sono da verificare o ancora che il conto è stato bloccato, oppure che c’è una importante notifica da leggere.
Con il diffondersi della cultura tecnologia tra gli utenti, il phishing ha dovuto necessariamente evolversi cambiando le tematiche fondanti. Infatti questi messaggi solitamente arrivano da persone che non si conoscono, negli ultimi anni, invece, si è iniziato ad utilizzare valori di brand conosciuti per guadagnare fiducia da parte degli utenti.
I phishers (coloro che fanno phishing) hanno la tendenza ad inviare messaggi fraudolenti camuffandoli per comunicazioni ufficiali di grandi e noti Brand (es. banche o multinazionali). Recente vittima di questo modus operandi è stato McDonald, che si è visto inviare a proprio nome una comunicazione che ne imitava la grafica ed i link ufficiali.

Come si può vedere dall’immagine sopra, “McDonald” invitava i suoi utenti a compilare un questionario, in modo da poter capire quali fossero i loro gusti e le loro pietanze preferite in cambio di un compenso di 250$, da accreditare direttamente sulla propria Carta di Credito. Questo messaggio è stato strutturato con molta cura: la grafica imita quella istituzionale, l’indirizzo del mittente è riconducibile a McDonald ed i link nelle varie pagine portano a pagine ufficiali.
Questo messaggio non è solamente un esempio di comunicazione fraudolenta, ma anche di come un brand può essere vittima di attacchi indiretti, che ne possono compromettere la credibilità. Certamente una società è legittimata a eseguire sondaggi di mercato su una propria lista di clienti, promettendo anche, ciascuno a modo proprio, incentivi in cambio di opinioni. Ciò che però differenzia un tentativo di phishing da una ricerca di mercato, è principalmente la tipologia di incentivo promesso, infatti solitamente non promette soldi, ma buoni sconto da utilizzare sui propri prodotti oppure premi di vario genere. Altro fattore importante è il fatto che in una comunicazione di phishing le informazioni per l’accredito richieste sono quelle che gli utenti utilizzano per effettuare pagamenti, e che non possono essere quindi essere utilizzate in altro modo.
Per non cadere nella rete del phishing è sufficiente una semplice verifica sulla destinazione reale dei link. Fermando il mouse su un link tipo www.mcdonald.com infatti, si può scoprire come tale link porti da tutt’altra parte.
Per un’azienda è invece adottare tutte le pratiche di autenticazione SPF e SenderID, in modo da limitare in modo importante eventuali tentativi di phishing. Se si tratta di una istituzione finanziara ad alto rischio di phishing, è consigliato inoltre personalizzare il dominio della console MailUp attraverso l’opzione NO LOGO: questo consente di non avere dei link che puntano esplicitamente ai server di tracking statistico (es. y1c9.sp06.it) ma a domini personalizzati (es. newsletter.mcdonald.com).
Fai fiorire la tua console con i suggerimenti MailUp
31 maggio 2010
Immagini senza blocchi su Hotmail e Yahoo!?
14 aprile 2010
Grazie alla ReturnPath Certification è oggi possibile evitare il blocco predefinito delle immagini su tutto il network Microsoft (Hotmail, Live, Msn), MySpace e Yahoo! Significa che i messaggi arriveranno nella Inbox con le immagini già visualizzate e i link abilitati: un vantaggio importante che permette di incrementare i ritorni di un invio, in termini di maggiori aperture, maggiori click e quindi maggiori conversioni.
Hotmail e Yahoo! insieme, infatti coprono solitamente oltre il 50% degli iscritti in database di tipo B2C (consumer), altri provider importanti in termini di numero di caselle come Tin/Virgilio e Gmail non superano solitamente il 15% delle caselle attive in una mailing list di privati.
Come ottenere la Certificazione di Return Path? I requisiti sono molto selettivi: occorre avere una lista molto pulita (senza spam trap), con indirizzi raccolti in pieno rispetto della privacy, bassissimo tasso di lamentela degli utenti (i cosiddetti ) e nessuna segnalazione su blacklist internazionali, come Spamcop. Oltre a questi requisiti di qualità, i tecnici americani valutano anche la completezza dell’informativa privacy, le modalità di iscrizione, la presenza di record SPF nel DNS e le caratteristiche del sistema di invio.
Una volta superato l’esame, che può durare diversi mesi in cui viene monitorato il traffico, è necessario anche pagare un canone annuale che parte da circa 300 euro e sale in relazione al numero di messaggi inviati. La Certificazione garantisce, oltre allo sblocco delle immagini, anche il recapito nella Inbox (e non nella cartella spam) presso oltre 1,4 miliardi di caselle email, grazie ad accordi sottoscritti con centinaia di provider e sistemi antispam come Cloudmark e SpamAssassin. MailUp è official reseller per l’Italia di tutte le soluzioni Return Path, per verificare costi e acquistare il servizio andare sull’ecommerce.
Nota di servizio: mentre lo sblocco delle immagini su Hotmail e MySpace è già attivo da mesi, lo sblocco su Yahoo! è una novità e richiede qualche settimana dalla richiesta, prima che venga attivato. I clienti MailUp che hanno già sottoscritto la Certificazione Return Path dovranno quindi attendere le prime settimane di Maggio per poter godere dell’effetto sblocco su Yahoo!
Feedback Loop, questo sconosciuto
6 aprile 2010
La ricerca eseguita a inizio 2010 da Ipsos per Maawg su un campione rappresentativo di oltre 3.700 intervistati online in 6 diversi paesi (esclusa l’Italia) ha rilevato risultati molto interessanti per comprendere il comportamento rispetto all’utilizzo dell’email.
La metà degli intervistati ha riferito di aver aperto messaggi di spam in modo consapevole, per varie ragioni. La percentuale sale negli utenti più giovani, che si ritengono più esperti e quindi più consapevoli di eventuali rischi.
E’ interessante notare come uno su due (44%) sposta i messaggi sospettati di essere spam nel Junk Folder, mentre il 39% preme il bottone “segnala come spam”, contribuendo così a migliorare la pulizia della propria casella, ma anche quella degli altri utenti all’interno dello stesso sistema di posta (in particolare quelli web come Hotmail, Yahoo! e Gmail).
Cosa si intende comunemente con la parola “spam”? La maggioranza (69%) classifica come spam tutte le email non richieste e per identificarlo si basa sul mittente (73%) e sull’oggetto (67%).
Non tutti sanno che marcare un messaggio come spam fornisce informazioni al sistema antispam, migliorandolo con il contributo dei singoli riceventi.
Pochissimi sono coscienti però che questa informazione può arrivare anche al mittente, che procederà alla disiscrizione automatica dell’indirizzo. Il meccanismo è chiamato comunemente “Feedback Loop“: se il server del mittente ha siglato con il provider uno specifico accordo, per ogni utente che clicca sul bottone “segnala come spam” viene inviato un messaggio al server del mittente, in modo che possa escluderlo dai successivi invii. Poichè gli spammer difficilmente riescono ad attivare questo tipo di accordi, il provider riesce così a meglio distingure i mittenti legittimi dagli spammer.
MailUp ha sottoscritto oltre 12 contratti di questo tipo con i principali provider internazionali, anche se la grossa fetta del traffico viene intercettata solitamente da Hotmail/Msn/Live e Yahoo!
Andando nel menu Utenti/Elenco Disiscritti è possibile individuare con precisione chi sono quegli utenti che sono stati disiscritti in automatico a causa di queste segnalazioni per spam (abuse report).
Non deve stupire se il numero di tali disiscritti è elevato: anche il mittente più attento alla privacy e al trattamento dei dati dei propri iscritti, non sarà immune da questo fenomeno. Fisiologicamente infatti circa lo 0,2% dei destinatari invece che seguire la procedura di cancellazione troverà più comodo cliccare sul bottone “segnala come spam”, che permette tra l’altro di cancellarsi da più messaggi contemporaneamente. Il 16% degli intervistati – sopratutto nei paesi anglosassoni – infatti definisce come “spam” anche i messaggi richiesti un tempo, ma ora non più desiderati.
Per distinguere la volontà di cancellarsi dalla reale volontà di segnalare un messaggio come spam si stanno studiando dei sistemi come il List-Unsubscribe.
E’ bene tenere monitorato questo fenomeno (in MailUp vengono definiti “Segnalazione Abuso”) perchè se la percentuale sale sopra il 2% aumenta la probabilità che il messaggio venga classificato come spam per tutti i destinatari, non solo per quelli che hanno segnalato l’abuso.
Andando in Statistiche/Grafico Trend Reattività è possibile visionare l’andamento delle Segnalazioni Abuso invio dopo invio.
Come ridurre questo fenomeno?
A) Non inviare ad indirizzi che non si sono iscritti volontariamente.
B) Utilizzare il bottone di cancellazione di MailUp.
C) Nel caso di più liste (una lista è un ambiente separato con proprie configurazioni, database e statistiche) utilizzare la modalità di cancellazione doppio opt-out standard.
D) Il bottone di cancellazione dev’essere ben evidente, meglio se accompagnato da una dicitura che spiega come mai il messaggio è inviato (“ricevi questo messaggio perchè…”).
E) Invitare i destinatari ad inserire l’indirizzo del mittente in rubrica (cosa fatta dal 35% del campione).
F) Usare un mittente e nome mittente che sia riconosciuto dal destinatario, e non cambiarlo.
Il rapporto integrale è disponibile qui: 2010 MAAWG Email Security and Usage Report.
Questionari online gratis con Google
8 settembre 2009
Forse molti non sanno che una delle funzionalità gratuite di Google Docs permette di creare velocemente survey, sondaggi e questionari.
Il funzionamento è estremamente semplice e intuitivo, la grafica è personalizzabile (con temi) e non c’è pubblicità: è quindi utilizzabile anche in ambito business senza particolari controindicazioni, sebbene sia tutto ancora in “beta”.
Il form poi divene una pagina pubblica, aperta a tutti senza autenticazione, come ad esempio questo:
http://spreadsheets.google.com/viewform?formkey=dEo4SmR6dWpkSmc0dUZpTFlONFZadFE6MA..
Questa funzione gratuita offerta da Google in parte si sovrappone con l’opzione AutoProfilazione che è inclusa nel pacchetto Marketing+ di MailUp.
I vantaggi di Google Docs / Form sono questi:
- editing immediato, con libreria di form già pronti
- report grafici con incroci
- widget per embeddare il questionario in blog/siti
- numero domande illimitato (?)
- Si possono rendere i risultati della survey pubblici
Ci sono in particolare alcune finezze, tipo che per le risposte con scelta da tendina viene randomizzata la scelta in modo da non distorcere i risultati, oppure il drag and drop per ordinare le domande.
L’invio di inviti alla partecipazione è possibile anche con Google, usando la rubrica di Gmail, ma il messaggio non è personalizzabile ed è oltremodo grezzo.
Dall’altra parte però l’opzione AutoProfilazione di MailUp può offrire vantaggi differenti:
- Il risultato in MailUp è legato univocamente all’indirizzo email di chi l’ha compilato
- Le risposte vanno direttamente a popolare il DB MailUp, quindi posso usare le risposte per arricchire l’anagrafica e profilare, senza fare altre operazioni di import/export
- Posso sfruttare il motore che gestisce Invii Automatici (di email o sms) per scatenare azioni in automatico in relazione alle risposte (o alle non risposte).
- A seconda della risposta, l’utente può passare da un gruppo/lista ad altri
- La compilazione può essere autenticata (link univoco inviato all’utente per la compilazione)
- Posso inviare solleciti a chi ancora non ha risposto
- Posso gestire la disiscrizione dell’utente dalla lista
- Posso definire date di apertura/chiusura del sondaggio/survey
- Posso obbligare la compilazione unica
Se quindi l’obiettivo è avere una survey aperta a tutti, dove non c’è il rischio di compilazioni multiple volte a distorcere il risultato, probabilmente Google Docs è la strada migliore. Se invece intendo creare un questionario per arricchire la mia base dati di informazioni, con cui profilare meglio i prossimi invii, allora AutoProfilazione può essere più utile, anche se più complicato.
Per utilizzare un FORM di Google Docs insieme a MailUp è sufficiente:
a) creare il form su Google Docs
b) incollare il link di partecipazione (sempre disponibile in basso nella schermata di modificz del form) all’interno di un messaggio email creato con MailUp
c) eseguire l’invio dell’invito a partecipare
d) sarà possibile raccoglire le statistiche di chi ha cliccato sul link da MailUp, mentre da Google Docs sarà possibile esportare un file excel con tutte le risposte. Non essendo possibile certificare l’identità di chi compila, difficilmente i risultati della survey potrebbero essere a loro volta importati in MailUp.

Esempio report Statistico di Google Docs











