Lo spam non è green

17 novembre 2011

Lo spam non è solo un fastidioso disagio per le nostre caselle di posta, ma produce anche un impatto negativo sull’ambiente.

Una recente infografica pubblicata da WebpageFX illustra il processo ed evidenzia come lo spam sia in parte responsabile dell’inquinamento globale. Secondo i dati pubblicati nel documento, ogni email di spam produce emissioni di CO2  che, unite al volume di anidride carbonica prodotta a livello mondiale, incidono sulla situazione ambientale planetaria.

La relazione annuale di McAfee, società di software di sicurezza, indica in un totale di 33 miliardi di Kwh l’energia usata per trasmettere, elaborare e filtrare la posta indesiderata. La cifra equivale all’energia utilizzata in 2,4 milioni di case ed è comparabile, in termini di quantità di emissioni di gas serra, a ben 3,1 milioni di auto che consumano complessivamente 7 miliardi e mezzo di litri di benzina.

Lo spam quindi non si limita a “inquinare virtualmente” le nostre caselle di posta con messaggi indesiderati, ma ha anche un reale e negativo effetto sull’ambiente che ci circonda.

MailUp aderisce al progetto Impatto Zero® di Lifegate: oltre a compensare la produzione di CO2, sanziona con una penale qualunque attività di spam proibita. Inoltre, si impegna a monitorare costantemente l’attività dei propri clienti per assicurare il rispetto delle regole e l’assenza di abusi.

Con gli anni, la lotta allo spam ha fatto sì che si sviluppassero tecnologie di filtraggio utili a proteggere le caselle di posta degli utenti, riducendo il fastidio di indirizzi intasati da messaggi indesiderati e risparmiando perdite di tempo per operazioni di cancellazione.

In linea con la legge sulla privacy, queste tecnologie hanno costretto chi invia email con il preventivo consenso dei propri contatti a rispettare sempre più stretti criteri per raggiungere la cartella di posta in arrivo e non finire, invece, tra la posta indesiderata.

Adottare sistemi professionali per inviare newsletter e DeM, attraverso provider iscritti a whitelist internazionali, è utile per migliorare la propria deliverability e assicurarsi di raggiungere la inbox del cliente.

MailUp garantisce l’alto tasso di recapito e consente di verificare attraverso le funzioni Email Analysis e Spam Check come sarà letto il proprio messaggio dai filtri antispam. La verifica segnala eventuali parole o elementi penalizzanti, permettendo così di correggere l’email.

Naturalmente per chi fa email marketing allo stato dell’arte e con sistemi professionali, i filtri anti spam non sono certo un problema. Tuttavia resta da chiedersi se l’inquinante attività di spam porti davvero qualche risultato, considerato che nel 90% dei casi i messaggi indesiderati non sono nemmeno letti, ma direttamente cancellati.

L’importanza di gestire al meglio le disiscrizioni

19 maggio 2011

La cancellazione di un cliente dal proprio data base per molti è considerata una sconfitta, ma è bene ricordare che il processo di disiscrizione è  un momento cruciale che se gestito correttamente può riservare molteplici opportunità, pari al processo di benvenuto.
Il processo di unsubscribe, anche se può sembrare una fase con priorità inferiore nel ciclo di vita del rapporto con il cliente, si riflette sulla percezione complessiva del marchio.

Una cattiva esperienza infatti può avere un impatto negativo sulle relazioni con i clienti ed influenzare  la scelta a non interagire con il brand anche attraverso altri canali, oltre a compromettere molteplici aspetti quali:

  • la reputazione dell’azienda
  • la deliverability
  • il rispetto della normativa sulla privacy
  • la reputazione del dominio del mittente

In base allo studio effettuato da Return Path su 65 aziende inglesi, il 91% di esse è risultato conforme in base alla legislazione del Regno Unito in merito alle modalità di Opt Out, ed il 77%  consente agli abbonati una modalità di cancellazione rapida,  con un processo semplificato ad un solo stadio.
Tuttavia, solo il 17% delle aziende intervistate da’  la possibilità di modificare la frequenza di invii di e-mail, o includere un sondaggio per raccogliere feedback circa le ragioni dell’opting out, ma nessuno si avvale ancora  della possibilità di mettere in pausa le loro comunicazioni.

Dai dati emersi, le aziende sembrano consapevoli che cercare di trattenere un cliente che non vuole ricevere più comunicazioni non può portare a nulla di positivo. E’ pertanto consigliabile dar la possibilità di cancellarsi con facilità. Offrendo però anche l’alternativa di modificare e rivedere le condizioni d’iscrizione, per poterle adeguarle a nuove esigenze, evitando così la cancellazione e proseguendo ad inviare messaggi più pertinenti agli interessi ed in linea con le volontà dell’utente, come consentito dai clienti che inviano i propri messaggi con la piattaforma MailUp.

form modifica dati in fase di opt-out

Una delle modalità di disiscrizione previste in MailUp 7.3

Le best practice più consigliate, per ottimizzare la fase di unsuscribe, prevedono un form che consenta di agire su questi aspetti:

  • Cambiare il  proprio indirizzo di ricezione e-mail
  • Aggiornare i dati personali o le preferenze
  • Consentire la pausa dell’invio
  • Promuovere altri canali di contatto
  • Variare la frequenza di ricezione
  • Richiedere un questionario sui motivi della disiscrizione
  • Popolazione automatica del campo e-mail da cancellare

Fornire la possibilità di rivedere tali aspetti, non solo aiuterà a migliorare la reputazione del marchio presso i clienti, ma potrà anche aiutare ad incrementare la fidelizzazione, inoltre, richiedendo la compilazione di un questionario di cancellazione, sarà possibile migliorare le attività di marketing e le relazioni con i clienti. Identificare differenti tipologie di invii e permettere la disiscrizione da una o più di queste è un’altra tecnica efficace per ridurre il numero di disiscritti e parallelamente profilare i propri iscritti, che riceveranno così più rilevanti e con la giusta frequenza. Questa politica, già definita come “E-Mail Marketing 2.0“, è oltretutto coerente con la gestione delle “finalità” descritta nella normativa sul trattamento dei dati personali.

L’UE è al lavoro per assicurare la protezione dei dati personali

4 marzo 2011

Quando si parla di dati personali, un aspetto molto importante è la protezione. Attualmente l’obbiettivo delle norme dell’UE per la protezione dei dati è la tutela dei diritti fondamentali delle persone, in particolare del diritto alla protezione dei dati personali e sensibili, con una particolare attenzione ai soggetti minorenni, conformemente alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.

La definizione di “dati personali” è un concetto con il quale viene identificata qualsiasi informazione riguardante la persona identificata o identificabile, direttamente o indirettamente. Anche un indirizzo email è un dato personale.

La protezione dei dati è sicuramente un aspetto delicato, tanto che a tal proposito la Commissione al Parlamento Europeo, rivaluterà come poter assicurare in modo attuale l’applicazione coerente della norme di protezione, considerando anche gli sviluppi e le innovazioni introdotte dalle nuove tecnologie sui diritti e sulle libertà delle persone, ma allo stesso tempo di continuare a garantire la libera circolazione dei dati personali nel mercato interno.

Fornire informazioni corrette e trasparenti riguardo alle modalità di raccolta e trattamento dei dati, specificando chi si occuperà della raccolta, per quanto tempo e per quali fini, è la condizione indispensabile per consentire la possibilità di esercitarne il controllo ed assicurarne la protezione.

A tal proposito la Commissione intende integrare nel quadro giuridico un principio generale di trasparenza del trattamento, introducendo anche obblighi specifici a carico dei responsabili del trattamento in merito al tipo di informazioni da trasmettere ed alle modalità per farlo, oltre ad estendere l’obbligo generale di comunicare la violazione dei dati personali, così da poterne garantire un’effettiva tutela.

Entro Giugno 2011 dovrebbero arrivare indicazioni più precise.<–>

Mappa della Privacy nel mondo

10 febbraio 2011

Per tutti coloro che cercano di conoscere e capire meglio la realtà mondiale nell’ambito del trattamento dei dati personali (Privacy) in termini di opt-in/opt-out lo scenario che si presenta è abbastanza complesso.

Premesso che:

- con opt-in si intende una legislazione dove le aziende possono inviare solo a destinatari che si sono iscritti volontariamente in precedenza.

- con opt-out si intende una legislazione dove le aziende possono spedire a chiunque e il destinatario ha poi facoltà di disiscriversi.

E’ immediato capire che dove vige l’opt-out, gli spammer hanno vita più facile: è sufficiente recuperare indirizzi email e spedire. Si ricorda che con MailUp, indipendentemente dal paese di origine e destinazione, non è ammesso l’invio a liste acquistate, o di pubblico dominio, da pubblici elenchi o recuperare su Internet. Con MailUp è ammesso l’invio solamente a liste di tipo opt-in, cioè dove i destinatari si sono iscritti deliberatamente e volontariamente ad un elenco di una specifica azienda (es. iscrizione ad una newsletter).

Le differenze di approccio e regolazione dei messaggi commerciali, oltre a presentare notevoli differenze tra i vari canali utilizzabili e tra uno stato e l’altro, mostra molto spesso situazioni poco definite anche all’interno di alcune specifiche nazioni.
Soprattutto per le aziende che si trovano quotidianamente ad interfacciarsi con un mercato internazionale e più mezzi di comunicazione risulta dispendioso in termine di risorse e tempistiche aver a che fare con legislazioni spesso tra loro differenti e poco chiare.
Anche all’interno della stessa Unione Europea si presentano spesso discrepanze, Spagna e Italia rispetto agli altri paesi europei sono più orientate ad un sistema di opt-in che prevede un esplicito consenso preventivo, mentre altri paesi mostrano una regolamentazione più flessibile.
In mancanza di una regolamentazione unica, diventa anche necessario verificare e aggiornare le nuove regolamentazioni che ciascuna nazione decide di adottare.
In Italia dal 1° febbraio 2011 è entrata in vigore la nuova legge sull’opt out per il telemarketing, a pochi giorni dalla nuova regolamentazione, il Registro Pubblico delle Opposizioni che consente agli utenti di negare il trattamento del proprio numero telefonico per ricevere chiamate promozionali, è stato intasato dalle richieste.
L’iscrizione al registro è disponibile anche online ed è gratuita e revocabile.

La tabella sotto, elaborata dal network Lucerna Iuris rappresenta una mappa aggiornata della privacy nel mondo.

E-mail Telemarketing Direct mail Fax
B2B B2C B2B B2C B2B B2C
Argentina AR Opt-out AR Opt-out AR Opt-out AR Opt-out AR Opt-out
Australia Opt-in Opt-in Opt-out DNC AR Opt-out Opt-out
Austria Opt-in Opt-in Opt-in AR DNC AR Opt-out Opt-in Opt-in
Belgio Opt-in Opt-in Opt-out AR Opt-out Opt-in
Cina Opt-in Opt-in
Danimarca Opt-in Opt-in Opt-out; DNC Opt-out; DNC AR Opt-out Opt-in Opt-in
Finlandia Opt-in Opt-in Opt-out AR Opt-out Opt-out Opt-in
Francia Opt-in Opt-in Opt-out Opt-in AR Opt-out Opt-in
Germania Opt-in Opt-in Opt-in Opt-in AR Opt-out Opt-in Opt-in
Giappone Opt-in Opt-in NR NR AR Opt-out
Grecia Opt-in Opt-in AR Opt-out Opt-in
Groenlandia Opt-in Opt-in Opt-out Opt-out AR Opt-out
Hong Kong Opt-out Opt-out Opt-out Opt-out Opt-out
Inghilterra Opt-out Opt-in Opt-out DNC Opt-out DNC AR Opt-out AR Opt-out Opt-n
Irlanda Opt-in Opt-in AR Opt-out
Israele Opt-out Opt-out
Italia Opt-in Opt-in Opt-out* Opt-out Opt-in Opt-in Opt-in
Lussemburgo Opt-out Opt-in AR Opt-out
Malesia Opt-out Opt-out Opt-out Opt-out Opt-out Opt-out
Messico Opt-out Opt-out
Norvegia Opt-in Opt-in Opt-out Opt-out DNC Opt-out DNC Opt-in Opt-in
Nuova Zelanda Opt-in Opt-in AR Opt-out AR Opt-out AR Opt-out AR Opt-out
Olanda Opt-in Opt-in NR Opt-out AR Opt-out Opt-out
Polonia Opt-in Opt-in Opt-in Opt-in Opt-in Opt-in
Portogallo Opt-out Opt-in Opt-out Opt-in AR Opt-out Opt-out Opt-in
Repubblica Ceca Opt-in Opt-in Opt-in Opt-in Opt-out Opt-in Opt-in
Singapore Opt-out Opt-out
Slovacchia Opt-in Opt-in Opt-in Opt-in Opt-in Opt-in
Spagna Opt-in Opt-in Opt-in AR Opt-out
Stati Uniti Opt-out Opt-out DNC AR Opt-out AR Opt-out
Sud Africa Opt-out Opt-out
Sud Corea Opt-out Opt-out
Svezia Opt-out Opt-in Opt-out Opt-out DNC Opt-out DNC Opt-out Opt-in
Svizzera Opt-in, AR Opt-in, AR NR NR NR NR NR
Taiwan Opt-out Opt-out Opt-out Opt-out Opt-out Opt-out
Ungheria Opt-in Opt-in Opt-out Opt-out Opt-out Opt-out

Legenda:
AR = autodisciplina
DNC = do not call – Registro pubblico delle opposizioni
NR = nessuna regolamentazione

*Per l’Italia la DNC è valida solo se le numerazioni sono prese dagli elenchi telefonici.

Nuovi Aggiornamenti sulla Privacy

25 gennaio 2011

Il diritto alla Privacy dell’individuo è un diritto fondamentale e riconosciuto fin dalla fine del 1800. Questo diritto ha avuto la necessità di evolversi allo stesso passo delle tecnologie e dei mezzi di comunicazione e condivisione, mettendo in evidenza con il tempo problematiche quotidiane e globali, soprattutto a riguardo la protezione dei dati, creando così nuove sfide e necessità.

Negli ultimi anni la Commissione al Parlamento Europeo, ha provveduto a stendere un elaborato, dove sono elencati gli aspetti che necessitano lo sviluppo di nuove leggi, necessarie per garantire una corretta evoluzione tecnologica, e di mercato che hanno mutato in maniera profonda la realtà in cui viviamo, ponendo nuove ed evidenti sfide alla protezione dei dati personali.

Un nuovo aspetto fondamentale da considerare è, in primis, la diffusione dei numerosi social network tra la popolazione, i quali costituiscono una sfida primaria per la protezione dei dati, in quanto comportano il rischio inconscio che l’utente perda il controllo sulla condivisione di informazioni personali (e quindi sensibili).

La revisione dell’Unione Europea sulla direttiva attuale, conclusasi a fine 2009, ha confermato che i principi fondamentali restavano tuttavia validi, nonostante siano stati rivelati alcuni aspetti che necessitano revisioni, quali:

- Gestire l’impatto delle nuove tecnologie: dove emerge la necessità di chiarire e precisare l’applicazione dei principi di protezione dei dati rispetto alle nuove tecnologie.

- Rafforzare la dimensione “mercato interno” della protezione dei dati: problema che attualmente è derivante dall’insufficiente armonizzazione tra le norme degli Stati membri, nonostante un quadro giuridico comune.

- Rispondere alla globalizzazione: sono necessarie leggi che possano garantire un miglioramento ed una semplificazione del trasferimento dei dati a livello internazionale.

- Rafforzare l’assetto istituzionale: con lo scopo di poter dirigere un’applicazione effettiva e rafforzata delle norme di protezione dei dati

- Migliorare la coerenza del quadro giuridico sulla protezione dei dati: una necessità che è stata evidenziata è quella di disporre di uno strumento globale, applicabile in modo da eseguire un trattamento dei dati in tutti i settori e per tutte le politiche dell’Unione.

Gli stati membri hanno tempo fino al 25 Maggio 2011 per recepire la nuova direttiva. Purtroppo non essendo del tutto chiara, anche a causa di alcuni errori di traduzione, c’è il rischio che i singoli paesi recepiscano la direttiva in modo diverso e molto restrittivo, ad esempio obbligando una forma di opt-in per i cookie. Una simile evenienza non potrebbe che danneggiare l’intera industria internet nazionale, oltre che l’esperienza utente.

La questione del behavioural advertising è già stata affrontata nel Giugno 2010 dal gruppo di lavoro Art.29 Working Party, che dichiarava che il consenso preventivo prima dell’installazione di un cookie era il modo migliore per garantire un consenso informato.

Per questo a livello europeo si sta’ lavorando ad una forma di autoregolamentazione che possa essere adottata dall’UE come interpretazione coerente della direttiva originale, focalizzando l’attenzione su cosiddetto IBA (Internet Based Advertising), quindi possibilità di costruire segmenti di utenza in modo anonimo, per contestualizzare pubblicità più interessante. Cosa diversa da una profilazione basata sul tracciamento del comportamento online di singoli utenti.

Grazie a questa autoregolamentazione, oltre a evitare penalizzazioni per il mercato, si otterrebbe una normativa più uniforme tra i vari stati membri.

La stessa dicotomia opt-in / opt-out legata ai cookie verrebbe superata dalla possibilità per l’utente di controllare meglio i cookie e le loro finalità.

Per quanto riguarda le Email, pur non essendo esplicitamente legate ai cookie, si suggerisce ai clienti MailUp di:

1) integrare l’informativa data in fase di iscrizione con questo testo http://www.mailup.it/invio-email/faq/allegati-email/Informativa-privacy-consigli.asp

2) Inserire un link che consente di aggiornare il proprio profilo/dati (grazie al modulo AutoProfilazione)

3) Per i più attenti, attivare un link (da inserirsi in ogni messaggio inviato) che consente all’utente di disabilitare il tracciamento di aperture e click.

Per maggiori informazioni http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2009:337:0011:0036:EN:PDF

  • Perchè questo blog sull’Email Marketing?

    L'email ha più di 35 anni ma ancora molte aziende commettono errori, anche molto gravi, nell'utilizzare questo mezzo. Per questo abbiamo pensato fosse utile pubblicare - insieme ad Hoepli - un libro sull'argomento, che trova un naturale seguito in questo blog dove condivideremo commenti, aspettative e naturalmente le ultime novità.

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