Le sfide di misurazione del marketing
9 gennaio 2012
Ogni giorno le aziende si confrontano con un mercato molto competitivo che richiede sempre nuove strategie di marketing per catturare l’attenzione e coinvolgere. Da sempre ci si è dovuti confrontare con la difficoltà di quantificare i risultati delle attività di marketing intraprese, tanto che la celebre frase “la metà degli investimenti in pubblicità è sprecata, il problema è che non so quale metà ” (John Wanamaker, 1919) è ancora oggi citata.
Dall’indagine svolta da Ifbyphone per la realizzazione di un rapporto sullo stato della misurazione del Marketing nel 2011 emerge che l’82% dei dirigenti intervistati si aspetta di poter misurare il ROI – return on investment – delle proprie campagne. Con l’evoluzione del marketing mix e l’interconnessione dei canali tradizionali con il nuovo marketing digitale, i riscontri sono teoricamente più misurabili, anche se restano a volte poco precisi e più complessi da calcolare.
Nonostante l’evoluzione dei sistemi di analytics, la percezione dei marketers americani è nettamente inferiore alle potenzialità offerte oggi dalle ultime tecnologie di analisi. Come emerge dal grafico in figura, che evidenzia l’efficacia percepita della misurazione dei ROI sui diversi strumenti di marketing, l’email marketing registra il dato più alto (47%) mentre le PR (18%) quello inferiore.
Grazie al supporto di sistemi d’invio professionale, l’email marketing garantisce statistiche molto accurate e consente la misurazione del ROI sulla base dei tassi d’apertura, dei click, delle condivisioni e degli inoltri del messaggio registrati.
Le statistiche analitiche disponibili con MailUp consentono di valutare i risultati complessivi di una campagna e permettono di conoscere i dati relativi ai singoli utenti segnalando, per esempio, anche la posizione geografica. Queste informazioni offrono la possibilità di sviluppare campagne ad hoc sulla base della città o delle preferenze evidenziate dai click su sezioni e argomenti della newsletter e dalle condivisioni sui social.
Grazie alle DEM, l’email marketing offre una risposta all’esigenza di ideare strategie per collegare programmi di marketing e vendite. Con un click, l’utente è indirizzato all’ecommerce e può concludere l’acquisto di un articolo in promozione presentato nel messaggio. Per favorire gli operatori più trasparenti, con l’ultima versione di MailUp sono stati introdotti i nuovi Report Aggregati, nati per consentire alle concessionarie di pubblicità e agli editori di condividere con il committente i risultati di un invio in modo sicuro e “certificato”.
Misurare l’impatto del marketing è sempre stato un obiettivo ambizioso per le aziende: se la sfida attuale è cresciuta in relazione a campagne su canali difficilmente controllabili nei risultati, la forza dell’email marketing sta anche nell’accuratezza delle statistiche che ne fanno un canale assolutamente unico e apprezzabile.
Email Marketing: ROI e Privacy
21 ottobre 2009
E’ stato presentato ieri il Power Of Direct Report 2009 di DMA. L’autorevole report analizza il direct marketing advertising negli USA dall’ormai lontano 1995. Complessivamente l’advertising legato ad iniziative di direct marketing superano il 50% del totale dell’advertising negli USA.
La spese su Internet è stata distinta tra:
- mobile
- internet display
- search
- social networking
- altro

Approfondendendo la parte relativa all’email marketing, si conferma anche nel 2009 lo straordinario risultato dell’email, in termini di ROI, rispetto agli altri canali.
Sebbene in leggera flessione, infatti, un dollaro investito nel direct email rende mediamente oltre $43, staccando in modo considerevole ogni altro canale. Al secondo posto infatti troviamo il search, per cui per ogni dollaro investito si ha un ritorno di $22. Segue il direct mailing cartaceo: $1 investito ritorna $15 ($7 nel caso di invio di cataloghi).
L’email rimane però un canale di nicchia: raccoglie infatti investimenti per circa $600 milioni, pochi rispetto agli $11,2 miliardi raccolti dal search.
La notizia non può che farmi piacere naturalmente, e spingerci a lavorare insieme ai nostri clienti per realizzare campagne di qualità, che siano rilevanti per i destinatari e ovviamente gestite non solo nel pieno rispetto della normativa sulla privacy, ma anche in modo etico, trasparente e rispettoso (v. Manifesto Email Marketing 2.0). La possibilità di gestire più canali con una stessa console – che sarà ancora più enfatizzata nel nuovo MailUp 7 – non potrà che agevolare questi obiettivi.
Il report è disponibile a pagamento qui:
http://www.the-dma.org/cgi/dispannouncements?article=1335
Ho la senzazione che il mercato italiano sia ancora molto frammentato e immaturo, tanto che anche solo fare un’analisi paragonabile a quella americana potrebbe essere molto complicato.
Anche dal punto di vista legislativo la situazione è instabile, basti pensare alla recente proposta di legge (precisamente un emendamento del sen. Malan alla conversione in legge conversione in legge del DL 135/2009) che prevede l’introduzione della modalità opt-out, invece dell’attuale opt-in, e l’istituzione di un registro nazionale dove chi non vuole essere disturbato deve iscriversi.
Al pari quindi delle “suppression list” negli UK e in Francia, tra l’altro già oggetto di abusi tanto che ora si raccomanda vengano criptate MD5.
Riguarderà solo il telemarketing, che tra l’altro vede scadere il 31/12/2009 il decreto mille-proroghe, o anche l’email?




