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Una buona digital strategy poggia su tanti pilastri: dalla progettazione UX e UI alla definizione delle campagne email, social e SEO; dalla creazione di contenuti rilevanti, online e offline, fino alla gestione delle piattaforme e-commerce e mobile. Una complessa rete di canali attraverso cui qualsiasi realtà imprenditoriale, a prescindere da dimensioni e mercato di riferimento, può comunicare con i clienti e coltivare la propria brand identity.

Per orientarsi in questo quadro e implementare ciascun pezzo del puzzle, servono conoscenze teoriche e pratiche. Con taglio alternativo, ti accompagniamo tra i sette fatal error di qualsiasi strategia digitale.

1. Scindere online e tradizione

Strategie tradizionali e strategie digitali¬†vanno a braccetto, si intrecciano e vanno a creare un unico disegno. Ogni strategia parte dagli obiettivi, i comportamenti, i bisogni e i punti di contatto¬†delle persone a cui √® rivolta, i quali non fanno distinzione tra digitale/online da una parte e tradizionale/offline dall’altra. Una strategia digitale efficace¬†√® intimamente integrata con quello che (ancora) chiamiamo tradizionale.

Questo perch√© la digital strategy non √® qualcosa che ha effetti solo online: se di successo, ha una forte incidenza sul fatturato e sugli utili aziendali di fine anno, proprio come le strategie pi√Ļ tradizionali. Per integrarle al meglio,¬†√® fondamentale una visione d’insieme delle attivit√† di¬†marketing, fatte di punti di contatto online e offline.

2. Pensare desktop

Lo specchio deformante per gli addetti alla strategia digitale si chiama desktop. Impensabile fino a qualche tempo fa, il¬†mobile √® diventato la stella polare per tutti i marketer. Smartphone e tablet sono destinati a guadagnare sempre pi√Ļ spazio¬†nella vita delle persone. Se prendiamo l’Italia, negli ultimi due anni la presenza degli smartphone √® cresciuta a ritmi vertiginosi: dal 24% al 41% dell’intera popolazione. Un trend destinato ad aumentare, trainando con s√© l’enorme fetta di acquisti online. E se¬†da tablet √® possibile navigare su siti non ottimizzati, la fruizione da smartphone richiede necessariamente un design responsive.

Si chiama mobile first, ed √® l’approccio che pone l’ottimizzazione per smartphone e tablet come requisito indispensabile per qualsiasi strategia digitale: un approccio che coinvolge tutte le parti in gioco, dalla user experience al taglio dei contenuti, passando per le campagne email, per le quali il design responsive¬†rappresenta un requisito imprescindibile: nel nostro white paper dedicato all’email design¬†trovi tutto quello che pu√≤ servirti per¬†dare alle tue campagne una veste grafica d’impatto e ottimizzata per mobile, grazie a¬†spunti,¬†best practice e modelli di noti brand da cui trarre ispirazione.

Scarica il white paper per l'email email design

3. Essere mono-device 

L‚Äôesperienza di acquisto online √® sempre pi√Ļ spesso diluita in varie occasioni di navigazione, approfittando dell’ampio ventaglio¬†di dispositivi che la tecnologia mette a disposizione: in Italia il 53% degli utenti rientra gi√† in questa casistica.

L‚Äôerrore che non va commesso √® quello di offrire un’esperienza di navigazione con ostacoli¬†e fratture nel passaggio da un device all’altro. All’opposto, i tuoi clienti devono potersi affidare a un’esperienza di navigazione fluente e caratterizzata da elementi come logo, link al carrello e immagini dei prodotti, sempre in evidenza e facilmente raggiungibili. Il concetto alla base √® quello di UX design.

4. Cedere alle vanity metrics

I social media andrebbero affrontati con meno “fede” e pi√Ļ “obiettivit√†”: hanno logiche interne rigorose, che richiedono un attento lavoro di programmazione. Il peccato a cui pi√Ļ spesso si cede √® rappresentato dalle vanity metrics, vale a dire tutti¬†quei dati raccolti che non aiutano l’azienda a prendere decisioni e definire precisi indirizzi strategici; sono metriche utili solo a¬†rasserenare momentaneamente coloro a cui √® in carico un¬†determinato progetto: numero di visite all’homepage e numero di fan della pagina Facebook, per esempio, diventano inutili se quei fan e visitatori non sono stati mossi da un reale interesse.

Con queste premesse, ti consigliamo di dedicarti sempre e solo a quelle metriche che possono veramente aiutarti a comprendere se l’andamento del tuo piano marketing.

5. Voler essere ovunque

Marcare indistintamente ogni canale con la tua presenza, trascurando forma e contenuti, è tutto tranne che strategico. Meglio quindi presidiare bene pochi social network che timbrare il cartellino su tutti i canali a disposizione, magari aiutandoti con sbrigative tecniche automatiche.

Ciascun social ha un suo linguaggio e necessita di tempo per la gestione e adattamento dei contenuti. L’errore pi√Ļ comune? Automatizzare la pubblicazione di uno stesso post su pi√Ļ social, collegando¬†Twitter a Facebook, o Instagram con Facebook, facendo saltare tag e hashtag. Per questo ti consigliamo di dedicarti solo ai social pi√Ļ adatti per la tua realt√†, gestendoli con attenzione e professionalit√†, come faresti per qualsiasi altra tua linea di business.

6. Chiudere il sito ai motori di ricerca

Partiamo con¬†qualche nozione di base: cos’√® la SEO?¬†√ą quel mix di strategie e tecniche utili a rendere i siti web comprensibili ai motori di ricerca e, di conseguenza, facili da trovare per i naviganti della rete; l’indicizzazione √® invece quel processo attraverso cui Google e gli altri motori di ricerca inseriscono le pagine dei siti web all’interno del proprio “indice”, mettendole in corrispondenza con alcune parole chiave; infine il crawler, anche detto spider, √® il software di Google che rastrella il web alla ricerca di siti e pagine web da indicizzare.

Detto questo, tra i tanti errori che si possono commettere in fase di progettazione di un sito ‚Äď o nel momento in cui andiamo a ottimizzare una pagina web per renderla pi√Ļ visibile¬†‚Äď ce n’√® uno che non andrebbe mai commesso: quello di chiudere il sito ai motori di ricerca, impedendo cos√¨ ai crawler di indicizzare il dominio e renderlo rintracciabile ai naviganti.

7. Non tracciare le azioni di conversione

L’equazione √® semplice: se non sai da dove vengono gli utenti pi√Ļ interessati ai tuoi contenuti, non puoi sapere su quali campagne investire per incrementare ancora di pi√Ļ le conversioni. Al contrario, √® fondamentale avere chiari i numeri dello scenario di partenza, misurare in fase di definizione della strategia e, naturalmente, durante la sua esecuzione. C‚Äô√® sempre un‚Äôarea di discrezionalit√† in ogni strategia, perch√© √® costruita su previsioni. Ci√≤ che √® pericoloso √® ignorare le informazioni che ci arrivano dai numeri e costruire una strategia sul ‚Äúsecondo me‚ÄĚ.

Un ottimo alleato del¬†digital strategist √® Google Analytics. Da utilizzare per verificare come sta andando il sito ‚Äď nel caso ce ne sia gi√† uno o pi√Ļ di uno attivi ‚Äď, da quali fonti di traffico arrivano le persone che poi raggiungono gli obiettivi di conversione, quali sono le campagne che portano pi√Ļ risultati e cos√¨ via.

Un altro strumento fondamentale √® un buon piano operativo: anche la strategia pi√Ļ promettente non pu√≤ portare risultati se non √® supportata da una serie di azioni ben orchestrate nel tempo, da un budget congruo, dalle persone in grado di curarne nel tempo l‚Äôesecuzione.

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