Email marketing e No profit: il caso Amnesty International

13 Ottobre 2016Tempo lettura: 5 min.

Dal 1961 Amnesty International lavora per la difesa dei diritti umani. Conta sette milioni di sostenitori, soci e attivisti in più di 150 paesi e territori, di cui oltre 65.000 solo in Italia. Insieme, MailUp e Amnesty International utilizzano le email per costruire relazioni durature con i donatori e non solo.

Per le onlus e gli enti attivi nel no profit, fare comunicazione è un’attività che va molto al di là della semplice promozione del proprio brand. Più che in altri settori, mantenere il contatto diretto con i propri sostenitori costituisce il carburante necessario per poter procedere con le attività e i progetti di ogni giorno.

L’obiettivo sono le donazioni, ma non solo: è altrettanto importante saper coinvolgere i sostenitori su base quotidiana per sensibilizzarli, fidelizzarli e portarli in ultima analisi a diventare brand ambassador dell’ente.

Leggi ora il case study di Amnesty International

Amnesty International MailUp

Insieme a MailUp, Amnesty International ha creato un piano di attività email volto ad aumentare la loyalty degli utenti firmatari, a creare engagement attraverso il racconto di storie positive e a utilizzare la nuova occasione di contatto per spingere alla firma di altri appelli e alla donazione.

Attraverso la voce di Valerio Palumbo, Head of Digital di Amnesty International sezione italiana, scopriamo quali sono i vantaggi di MailUp nello strutturare campagne email efficaci:

“Flessibile, veloce e intuitiva: sono le caratteristiche premianti della piattaforma MailUp. Grazie al sistema di filtri del database, agli strumenti di tracking e a quelli di analisi e confronto, MailUp ci consente di filtrare cluster di contatti e, in questo modo, costruire una relazione ‘calda’ con i nostri sostenitori più vicini”.

Le parole chiave della strategia di Amnesty International sono call-to-action chiare, storytelling emotivamente coinvolgente e segmentazione intelligente della base contatti. Quando una storia si risolve positivamente, infatti, Amnesty International aggiorna i sostenitori che hanno firmato l’appello, creando un filo diretto di comunicazione e favorendo l’immagine di trasparenza ed efficacia dell’organizzazione nel portare risultati concreti.

Un esempio pratico riguarda la risoluzione positiva della storia di “Fred e Yves”, in carcere perché cercavano di coinvolgere altri giovani in manifestazioni per la pace nel loro Paese. Dopo l’invio della email di raccolta firme, Amnesty International ha ricontattato i firmatari dell’appello per raccontare la liberazione dei due giovani. 

I risultati di questa e altre email di “buona riuscita”? Tassi di apertura più alti del 30% rispetto alle email non targettizzate e CTOR più alto del 25% rispetto alle medie di settore. I dati completi e le best practice  sono disponibili nel case study dedicato, da leggere qui. Buona lettura!

Questo articolo è stato scritto da

Maria Giulia Ganassini

Maria Giulia Ganassini

Communications Manager

Creo contenuti che raccontino l'email marketing e le sue strategie in modo semplice, utile e interessante per tutti, da chi è alle prime armi agli esperti. L'obiettivo è svelare il mondo complesso e articolato che si cela dietro ogni bottone "invia". Credo negli orizzonti aperti e nella curiosità costante.

Articoli correlati