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Dallo storytelling al newsjacking, fino al vintage marketing: come variare le tecniche Content Marketing per catturare le diverse tipologie di pubblico.

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“Il difficile inizia ora”, parola di Francesco De Nobili. Ma non se si conoscono il proprio pubblico e i canali da sfruttare, aggiungiamo noi.

Arrivati alla terza puntata della nostra Video Academy, è il momento di entrare nel vivo, per analizzare i “generi” del Content Marketing attraverso cui stabilire una connessione emotiva con i destinatari.

Le possibilità sono molteplici: possiamo sviluppare un racconto, giocare con l’attualità oppure, al contrario, addentrarci nel passato e nella memoria delle persone.

Prima di iniziare, fermiamoci e consideriamo un elemento chiave nella relazione con il nostro pubblico: l’abitudine di fruizione di un contenuto, fondamentale per poi orientare la strategia di Content Marketing.

Il Content Marketing secondo De Nobili

La sensibilità dell’utente

Quali sono le modalità di fruizione delle persone a un contenuto? Possiamo ripartirle in tre grandi insiemi: se per qualcuno l’impatto visivo è determinante nell’innescare l’attenzione, per altri è l’elemento auditivo a funzionare da scintilla.

Se invece parlassimo di sensibilità cinestesica, così su due piedi, in quanti saprebbero definirla e dare un esempio di contenuto ideale? Si tratta di quell’inclinazione (se non addirittura un bisogno) di toccare con mano le cose, provare il prodotto, quasi a verificarne la reale consistenza.

La domanda successiva allora è: “Con quale contenuto possiamo assecondare le diverse sensibilità (cinestesica, auditiva e visiva)? È quello che scopriremo oggi insieme a Francesco De Nobili nella prima parte della puntata.

Variare le tecniche Content Marketing, raccontare il mondo

Entreremo poi nel vivo, analizzando le strategie comunicative con cui entrare in connessione con il pubblico.

1. Storytelling

Partiremo dallo storytelling, una parola forse abusata ma centrale nel rapporto tra brand e persone: significa narrare un’esperienza, un prodotto, un insieme di valori associati al brand, con l’obiettivo di coinvolgere clienti e prospect toccando le loro corde emotive.

Guardando la cosa da una prospettiva più concreta, lo storytelling nel marketing nasce come esigenza storica: è stato calcolato che ai nostri giorni il consumatore medio elabora più di 100 mila parole ogni giorno.

A questo si aggiunge che, secondo uno studio di Microsoft, la nostra soglia di attenzione è diminuita di quattro secondi in soli tre anni: da 12 secondi nel 2010 a otto secondi nel 2013. Il “pesce rosso”, con la sua memoria corta ormai proverbiale, è fermo invece a nove secondi.

Questo perché, diversamente dal pesce rosso, noi cittadini siamo esposti a un enorme flusso di informazioni e contenuti, di cui una grossa fetta è di natura commerciale.

In questo convulso traffico, per emergere i brand non possono limitarsi a pochi slogan pubblicitari, ma devono saper coinvolgere le persone. A questo serve lo storytelling: scegliere le parole giuste, metterle insieme per intessere una narrazione coerente e riconoscibile, ben sapendo che la maggior parte degli acquisti sono il risultato di una spinta emotiva più che di una scelta razionale.

2. Real time marketing e Newsjacking

Toccheremo poi l’attualissima tecnica del real time marketing, declinabile nel cosiddetto newsjacking: se con il primo il brand cavalca i trend del momento in senso lato, con il secondo può fare leva sulle notizie di maggior attualità, dai temi politici al gossip.

Ti ricordi quando a fine 2016 una compagnia aerea sfruttò la notizia del divorzio tra Angelina Jolie e Brad Pitt per promuovere i propri voli per Los Angeles? Ecco, quello è un concentrato di newsjacking. In tre parole, non una di più:

Riesce benissimo nell’intento anche Foodora, il servizio di food delivery, che si aggancia al tema caldo del lancio della nuova stagione di House of Cards. E basta una push notification per strappare un sorriso e catturare tutta l’attenzione che serve:

Newsjacking

3. Vintage marketing

Nella direzione opposta opera invece un’altra tecnica emergente, ancora poco diffusa in Italia ma che negli Stati Uniti è già una fondamentale risorsa per le aziende: ti anticipiamo solo che gioca col concetto di vintage e, invece di schiacciarsi sul presente e la contingenza, affonda nei ricordi delle persone – nell’infanzia, l’adolescenza o la prima maturità – per innescare una profonda connessione emotiva con le persone.

Non è la Rai, Roberto Baggio, Beverly Hills: per i trentenni italiani questo è vintage. Con De Nobili vedremo allora nel dettaglio come operare con questa preziosa risorsa fondata sul sentimento di “nostalgia”. Nello spazio per i commenti qui sotto saremmo invece curiosi di sapere cosa, per te, sarebbe vintage. 

Tutto il vintage di Non è la Rai

Next step: #4 Informare, non solo promuovere

Nella seconda puntata abbiamo parlato di due requisiti imprescindibili del Content Marketing: la qualità e la capacità informativa. Martedì prossimo (il 6 giugno) entreremo nel merito del secondo punto, per comprendere come aumentare la fiducia nel brand e le conversioni, grazie a contenuti informativi che veicolino risposte reali, senza vincoli di natura commerciale. Ti aspettiamo.

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