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Il formato video rappresenterà oltre l’80% del traffico web totale entro il 2019: se come motivazione non bastasse, ecco 5 ragioni per integrare il potenziale video nelle tue newsletter e DEM.

Tutti abbiamo sotto gli occhi quanto sia divenuto stretto e intimo il sodalizio tra social network e video: basta aprire la nostra home – che sia Facebook, Instagram o Twitter – per accorgerci della priorità data al formato video per comunicare, esprimersi, informare.

La tendenza riguarda gli utenti come i brand: sono state recenti analisi a rivelare che le persone su YouTube cercano sempre più anche contenuti di brand. Pixability ha messo sotto la lente di ingrandimento i trend di audience e pubblicazione dei 100 migliori marchi al mondo, basandosi sulla classifica Best Global Brands del 2014 di Interbrand.

Cosa è emerso? Le aziende hanno registrato un aumento di coinvolgimento su YouTube: la visualizzazione di branded content, nel giro di 12 mesi, è quasi raddoppiata; le persone hanno visionato i loro video più di 40 miliardi di volte; le iscrizioni ai canali delle società, tra il 2014 e il 2015, sono cresciute del 47% anno su anno.

📹 I video nelle newsletter: 5 (ottime) ragioni

Il video sta diventando la tipologia di fruizione per eccellenza nel mondo online; una tendenza che vedremo consolidarsi (nonché svilupparsi ulteriormente) nel futuro. Tutti i canali online saranno coinvolti, a maggior ragione se parliamo di marketing.

Oggi vogliamo dare impulso e stimolo all’intreccio tra potenziale video e potenziale email. Lasciando da parte gli step tecnici per incorporare i video nelle email (faremo solo un rapido accenno, rimandandoti a questo post per informazioni più precise), oggi vogliamo darti cinque buoni motivi per iniziare a inviare email che ospitano al loro interno un video.

Un esempio di Wistia di email che ospita video

Partiamo dai numeri: il video è il contenuto più popolare

Gli studi e i report sui mondi video e video marketing sono frequenti e variegati a seconda del punto di vista con cui sono osservati i fenomeni. Vediamo alcuni tra i risultati più rilevanti:

  • YouTube ha più di un miliardo di utenti (un terzo degli utenti Internet totali) che guardano un miliardo di ore al giorno di video
  • Secondo Google, il consumo di video mobile raddoppia ogni anno che passa
  • Il video rappresenterà oltre l’80% del traffico web totale entro il 2019
  • Il 90% dei clienti che riferiscono che i video li aiutano a prendere decisioni di acquisto e quelle stesse persone affermano che un’esperienza positiva con un annuncio video aumenta la probabilità di acquisto del 97%
  • Business Insider ha stimato una crescita delle visualizzazioni di video su Facebook del 200% in un anno: da quattro miliardi di inizio 2015 siamo passati ai dodici miliardi dei primi mesi del 2016
  • Il 31% degli italiani dichiara di guardare video online almeno una volta al giorno (Digital in 2017, We Are Social e Hootsuite).

I video alimentano la fiducia nel brand

Come si costruisce una relazione fruttuosa tra clienti e brand? Partendo da un primissimo fondamentale step: la fiducia, in gergo brand trust, che ha alla base un requisito imprescindibile: offrire ciò che viene promesso.

Ma non solo, perché la brand trust si guadagna con diverse azioni: dimostrarsi attenti e reattivi ai problemi che hanno portato l’utente sulle proprie pagine, dimostrando impegno e responsabilità (nei più diversi ambiti), mostrandosi trasparenti riguardo alla propria identità.

Sono tutti propositi che si prestano a essere tradotti in un video, per ripercorrere nascita e sviluppo del brand, spiegare nel modo più espressivo possibile cosa fai e come puoi aiutare persone ed utenti, riportare testimonianze dei clienti, raccontare un progetto. Quello che puoi fare con un’email lo puoi fare con un video ospitato in quella stessa email.

I video incrementano aperture e clic delle email

Secondo un report di Syndacast, le email che si servono della parola video nell’oggetto in media incrementano i tassi di apertura del 19%. Solo la promessa di un video all’interno dell’email consente dunque di impennare l’interesse verso una comunicazione.

Ma i benefici non si fermano alla prima metrica, si fanno sentire su quella successiva, che sta ancora più a cuore ai marketer: il tasso di clic. Un articolo del Content Marketing Institute ci informa che il 76% di chi inserisce video nelle email ottiene click-through rate molto più alti, oltre a registrare una maggiore propensione all’acquisto da parte dei prospect, quantificata in una percentuale del 72%.

Spesso, poi, le problematiche nella riproduzione del video nell’email vanno a favore del brand, poiché le persone che la ricevono, e intendono guardare il video, effettueranno un clic sull’anteprima. Da questo punto di vista diventano fondamentali allora due operazioni:

  • Rimandare a una pagina che, oltre a offrire la visualizzazione del video, offra la possibilità di compiere l’azione richiesta, la cosiddetta conversione
  • Ottimizzare l’anteprima del video. E qui arriviamo al punto successivo.

Inserire video in email è semplicissimo

Finalmente è divenuta una questione di copia e incolla, almeno in MailUp. Con BEE, l’email editor drag & drop integrato nella piattaforma, puoi aggiungere ai messaggi contenuti video senza dover inserire un codice embedded.

Per inserire un video nella creatività è sufficiente copiare la URL del video caricato su  YouTube o Vimeo e incollarla nel blocco Video. BEE si incarica automaticamente di tutto il resto: recupera la preview del video, la inserisce nel template utilizzando l’immagine di copertina e inserisce il tasto Play

Un esempio di email con anteprima del video

Ecco, nel dettaglio, le operazioni necessarie:

  1. Trascina un blocco Video nel corpo dell’email dove si ha intenzione di inserire il video
  2. Vai su YouTube o Vimeo, copia l’URL del tuo video e incollalo nel campo corrispondente sulla piattaforma MailUp
  3. Rifinisci l’icona Play (scegliendo il colore e le dimensioni) e i margini.

Piccola (grande) nota a margine: per provare BEE e le funzioni che abbiamo appena visto, ti basta richiedere una prova gratuita di MailUp di 30 giorni.

Prova MailUp

I video sono più coinvolgenti e facili da fruire

Rispetto alla lettura, la fruizione di immagini e video comporta un dispendio di energie mentali nettamente minore: si tratta cioè di una fruizione più agevole, passiva.

Non solo, c’è anche una differenza che riguarda la capacità di imprimere il contenuto nella mente dell’utente: secondo studi recenti, il nostro cervello è cablato in modo da conservare memoria del contenuto visivo molto meglio del testo. Hanno calcolato che un osservatore medio ricorda il 95% di un messaggio quando si presenta in forma visiva rispetto al 10% di un messaggio testuale. Il motivo va ricondotto alla velocità di elaborazione, molto più rapida per le immagini: impieghiamo 1/10 di secondo per “capire” un’immagine.

Se invece mettiamo a confronto video e semplici immagini? I primi sono senza dubbio più “completi”, implicando un più ampio set di stimoli sensoriali, dal momento che aggiungono alle immagini suoni e movimento. Questi sono i motivi che portano tanti a stabilire il primato del video quanto a potenziale di coinvolgimento: la narrativa dei video si sviluppa nel tempo, mentre l’immagine è qualcosa che si coglie in un istante.

Per riepilogare

Insomma, inserire video nelle email ha una doppia valenza. Consente di:

  • Sviluppare un racconto ancora più coinvolgente e di agevole fruizione
  • Innestare nelle email un forte elemento dinamico all’interno di una tipologia di messaggio che altrimenti si presenta come statico.

Riguardo a questa seconda valenza, i video rappresentano solo una delle tante risorse a disposizione dei marketer per dare impulso dinamico alle email: altri elementi dinamici dal grande potenziale sono le GIF, i countdown e le immagini animate.

Un trend, quello delle animazioni nelle email, che puoi esplorare nell’ebook dedicato Le Email prendono vita: animazioni ed elementi dinamici: una guida pratica per inserire GIF animate, conti alla rovescia, immagini dinamiche e video, ognuno accompagnato da best practice, errori da non commettere e linee guida per integrarlo correttamente nell’email.

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