Vediamo qual è il temperamento dei post-millennial e cosa richiedono alle aziende in termini di innovazione.

Sono nati tra il 1995 e il 2012, e oggi sono due miliardi in tutto il mondo. Se in un post di qualche tempo fa cercavamo di comprendere come le aziende possono relazionarsi ai post-millennial, oggi vogliamo entrare un po’ più nello specifico, per conoscere meglio qual è il loro temperamento e cosa, dal loro punto di vista, significa evoluzione di un brand.

La Gen Z a raggi X

In un suo recente studio We are social ha individuato 12 profili appartenenti alla Gen Z provenienti da diverse aree del Regno Unito e vi ha riportato i risultati di un periodo di convivenza con le famiglie, gli amici, con il loro quotidiano.

Dallo studio sono emersi alcuni fondamentali tratti che caratterizzano i giovani della Gen Z; per ognuno sono state individuate alcune importanti implicazioni per le aziende.

1. Contraddittori ma consapevoli

La Gen Z mette in discussione la propria mentalità, la sfida, rifiutandosi di tenerla bloccata lungo uno schema binario. La loro relazione con un brand può essere qualcosa di complesso, che oscilla tra l’amore e l’odio.

I ragazzi della Gen Z usano un marchio come un modo per comprendere se stessi, vi si appoggiano per esprimersi. Si aspettano che i brand facciano parte della loro esperienza, ma al tempo stesso non vogliono sentirsi dire cosa pensare.

Spicca la loro volontà di giocare un ruolo attivo nel brand, per esempio partecipando alla creazione del prodotto o alla definizione delle politiche di responsabilità sociale. Inoltre si mette in luce come il posizionamento di un brand su valori differenti non impedirà comunque l’acquisto. Anche per questo si parla della loro manifesta (ma consapevole) contraddittorietà.

2. La tendenza a imparare/disimparare

In un mondo di post-verità, di fake news, la Gen Z è spinta costantemente alla ricerca di nuove idee, a reinventare il modo in cui ci si informa e si coltiva la propria conoscenza.

Dunque, se si vuole interagire con questa generazione, le aziende non devono aver paura di esporsi, di avere un’opinione sul mondo. I giovanissimi sono disponibili a connettersi con i brand che riescono a coinvolgerli, a stimolare il confronto e la ricerca di nuove prospettive. La Gen Z partecipa al dibattito, e si aspetta che le aziende vi prendano posizione, indipendentemente dal fatto che condividano o meno il punto di vista.

Imparare, disimparare e rimodellare il proprio pensiero è possibile solo grazie a nuove conoscenze. Per questo sarà sempre più importante che le aziende si dimostrino capaci di offrire competenze pratiche, suggerimenti, porsi come punto di riferimento su un determinato tema.

3. La ricerca di maggiore intimità

Attorno a marzo del 2019 Mark Zuckerberg spiegava: “Credo che il futuro della comunicazione si sposterà sempre più verso servizi privati ​​e crittografati in cui le persone possono sentirsi sicure e al riparo da occhi indiscreti.”

Ecco. La Gen Z si mostra molto esigente su questo aspetto, pretende di collegarsi con le persone in modo intimo, di intrecciare relazioni in cerchie molto più ristrette rispetto alle grandi folli che contraddistinguono Facebook, per fare un esempio.

I brand dovranno mostrarsi abili e capaci di connettersi con loro anche su questa scala ridotta, su canali one to one.

4. La propensione per la dimensione fisica

Consumo e condivisione di contenuti online domina il nostro mondo da un po’ di anni. La Gen Z sta innescando una controtendenza, mettendo di più enfasi sulla presenza fisica. Come a dire che, per i brand, il digitale non può essere tutto.

Impossibile per le aziende ignorare la dimensione fisica, concreta, tangibile. I negozi avranno un ruolo chiave nell’esperienza di marca per la Gen Z. A uscirne ridefinito è il concetto stesso di negozio. 

Il digitale rimarrà il mezzo chiave per l’interazione iniziale tra brand e pubblico ma, per costruire davvero la connessione con la Gen Z, è necessario portare il rapporto anche nel mondo reale.

5. L’influenza inversa

Pur rimanendo fondamentale all’interno di una strategia, l’influencer marketing sta conoscendo una profonda evoluzione. E a darle impulso è proprio la Gen Z.

Gli influencer con grandi masse di follower, più che attrarre la Generazione Z, la respingono.

Fama, numero di follower e grado di celebrità stanno lasciando il posto all’autenticità, alla forza delle micro reti collettive.

Le aziende devono adeguarsi, pensando più in piccolo. I micro-follower e gli organic influencer avranno un impatto sempre maggiore.

Cosa rende innovativo un brand per la Gen Z?

L’innovazione nel mondo di oggi avviene a velocità sostenuta. La corsa all’innovazione è un fatto culturale, e i brand – a prescindere dal loro campo e settore di riferimento – si trovano immersi in questa competizione. Ma quale indirizzo deve prendere lo sviluppo innovativo?

Snapchat ha collaborato con CASSANDRA per esplorare questo cono d’ombra, per capire come la Gen Z pensa all’innovazione e al suo ruolo nella relazione con i brand.

Le direttrici per l’innovazione indicate dalla Gen Z variano leggermente a seconda del settore, ma tra le risposte trasversali troviamo:

  • Evoluzione continua
  • Adozione della tecnologia più nuova e recente
  • Maggiore accessibilità dei prodotti
  • Capacità di semplificare la vita delle persone
  • Capacità di rendere le persone più felici.

Se le prime due risposte sono in linea con le aspettative, le altre potrebbero suonare come più sorprendenti, dal momento che le esigenze della Gen Z si estendono fino a includere la sfera dell’utilità emotiva e pratica.

Non sottovalutare le questioni di prezzo e di performance

Alla domanda sulle qualità prioritarie per un brand da cui ancora non si acquista, gli intervistati della Gen Z hanno risposto in modo compatto (come puoi vedere nell’immagine qui sotto), e soprattutto in modo simile a coloro che acquistano da quel brand.

L’innovazione passa dai feedback

Ascoltare i feedback e le idee dei clienti è un altro segno di innovazione. La Gen Z, come anticipato prima, è fermamente convinta che i brand dovrebbero reperire idee, spunti e prospettive dal loro pubblico.

La Gen Z è anche più propensa a supportare un’azienda se ritengono che il loro feedback faccia la differenza (80%) e se l’azienda apporta effettivamente modifiche in base al feedback dei clienti (82%).

Insomma, sono giovani che non si vedono come consumatori passivi, ma come parti interessate nello sviluppo e nel futuro di un marchio.

Correre rischi rimanendo fedeli alla propria identità

L’innovazione può essere un affare rischioso, con ampi margini di incertezza. Ma questo rischio è proprio quello che si aspetta la Gen Z da un brand.

Il 64% pensa che le aziende abbiano la responsabilità di innovare
Il 62% pensa che le aziende debbano innovare per rimanere rilevanti

Sia chiaro, non si tratta di snaturare la propria identità, come testimonia il dato seguente:

L’86% supporta i brand che rimangono fedeli al loro messaggio

La Generazione Z vorrebbe vedere le aziende correre rischi anche sotto forma di espansione dell’offerta, riprogettazione dei prodotti (78%).

Per concludere

In un mondo frenetico, tenere il passo è già di per sé difficile, figuriamoci stare davanti a tutti, sulla cresta dell’onda. La buona notizia per i brand è che il mondo delle ultimissime generazioni sta diventando un po’ più chiaro, comprensibile nelle esigenze e nel temperamento.

Ti è piaciuto questo articolo? Ne abbiamo molti altri in serbo per te.

Iscriviti ora per rimanere sempre aggiornato sulle novità di email e SMS marketing.

Leggi anche

Come progettare una landing page che converte

Dalla call to action alla social proof, fino all’attività di testing. Vediamo le best practice per progettare una landing page dall’elevato potenziale di conversione. Ogni pagina ...

Continua a leggere

Consigli per creare una UX design efficace per un’app di e-commerce

Lo User experience design o UX design per e-commerce o dispositivi mobili è la progettazione di esperienze utente positive quando si utilizzano dispositivi mobili, app ...

Continua a leggere

UX Design e SEO: una sinergia per incrementare il traffico sul sito

Vediamo 8 azioni chiave per progettare una user experience che porti benefici anche al posizionamento sui motori di ricerca. Un decennio fa i ranking SEO erano ...

Continua a leggere

I vantaggi del data mapping: il caso Gexpo

In questo post passiamo in rassegna il processo di data mapping e raccontiamo la collaborazione con Gexpo S.p.a. Era il 2018 quando un collega guardandomi disse: ...

Continua a leggere

Facebook Shops: che cos’è e come ci avvicina al social commerce

Sorta di vetrine virtuali pensate per piccole e medie imprese, i Facebook Shops consentiranno agli utenti di consultare, scegliere, ordinare prodotti e servizi direttamente sulla ...

Continua a leggere

Soluzioni di intelligenza artificiale per l’e-commerce

Dal motore di ricerca orientato al cliente agli assistenti vocali, dalla gestione dell'inventario alla determinazione predittiva dei prezzi. L'e-commerce è uno dei settori più in crescita ...

Continua a leggere