Intervista a Paola Gianotti: imprese sportive e solidali tra fisico e digitale

06 Luglio 2021

Abbiamo fatto una chiacchierata con Paola Gianotti, ultracycler e coach motivazionale, per parlare delle sue imprese passate e presenti, della sua metodologia di training, del rapporto con il digitale e molto altro.

Da alcuni anni MailUp supporta Paola Gianotti nelle sue numerose imprese sportive e sfide solidali in giro per il mondo. Abbiamo quindi deciso di fare finalmente una chiacchierata con lei per approfondire la sua storia e le numerose attività in cui è coinvolta, nelle vesti di ultracycler e di coach motivazionale. E per non farci mancare nulla ci siamo fatti spiegare qual è il suo rapporto con il digitale e come ha sfruttato i suoi canali online, prima e dopo la pandemia, per dare un’eco maggiore ai valori sportivi e sociali che caratterizzano ogni sua iniziativa. 

Chi è Paola Gianotti

Paola Gianotti, originaria di Ivrea e laureata in economia e commercio, è una ciclista specialista nell’endurance e una speaker e coach motivazionale. Due carriere parallele che porta avanti con passione e dedizione da quando, nel 2012, si è trovata a dover chiudere la sua attività e a ricominciare da zero, reinventando la sua vita. 

Autrice di tre libri, gira l’Italia per tenere speech motivazionali nelle aziende e per portare avanti iniziative sportive di sensibilizzazione sui temi della sicurezza sulle strade e del miglioramento della ciclabilità in città.  

11 domande alla donna dei record

Ultracycler, coach motivazionale, portavoce di progetti solidali e detentrice di ben 4 Guinness World Record: tante sono le attività che porti avanti con grinta ed entusiasmo. Andiamo con ordine e partiamo dal tuo primo amore: il ciclismo. Da dove nasce questa tua passione? 

Quella per il ciclismo è una passione che ho sviluppato in età “avanzata”, quando, verso i 18 anni, ho iniziato a girare il mondo con lo zaino in spalla insieme a mia sorella. Ho scoperto nel viaggiare una fonte di arricchimento personale e ho iniziato a capire che potevo conciliare l’amore per i viaggi con quello per lo sport, sfruttando la bicicletta come mezzo di trasporto attraverso il quale esplorare il mondo

Cosa ti ha spinto a trasformare questa passione in un lavoro e a dedicare gran parte della tua vita a questo sport? 

Inizialmente la mia strada era orientata verso ben altre direzioni. Mi sono laureata in Economia e Commercio e dopo la laurea mi sono trasferita a Milano per lavorare in una società di consulenza finanziaria. Dopo 4 anni di viaggi in giro per il mondo e attività sportive mi sono resa conto che il mondo dei numeri non faceva per me e sono tornata a Ivrea per fondare un’azienda con le mie sole forze. Tutto questo è capitato nel 2008, un anno non proprio felice per iniziare questo tipo di impresa. Nel 2012 ho dovuto chiudere l’attività ed è stato in quel momento che ho deciso di cambiare totalmente vita. Ma per reinventarmi davvero avevo bisogno di darmi un obiettivo radicale e preciso, che potesse stimolarmi al cambiamento definitivo. Da qui nasce l’impresa del giro del mondo in bicicletta: solo una sfida così qualificante come battere un record mondiale poteva darmi lo slancio per trasformare la mia passione in un lavoro

Paola Gianotti gara di endurance
Tappa 13 IL Giro di Paola Gianotti 2019 – Pinerolo – Ceresole Reale

Le imprese sportive che ti hanno valso 4 Guinness World Record e un numero eccezionale di chilometri percorsi sono molte. Al di là dell’allenamento fisico, che tipo di preparazione mentale occorre prima di ogni nuova sfida? 

Sicuramente la componente mentale è molto più importante rispetto a quella fisica quando si fanno imprese di endurance. Se volessimo dare una distribuzione matematica, per restare fedeli al mio percorso formativo, attribuirei un 30% di importanza all’aspetto fisico e un 70% a quello mentale. A livello di preparazione, quel che si è rivelato fondamentale in ogni mia impresa è stato visualizzare sempre nella mia mente il traguardo, immaginare come mi sarei sentita una volta raggiunto l’obiettivo e il calore che avrei ricevuto dalla mia città e dai miei affetti. 

C’è stata, tra le tante, un’impresa che si è rivelata particolarmente difficile, durante la quale hai temuto di non farcela?

Il giro del mondo è stata sicuramente l’impresa per eccellenza, ma se devo pensare a quella più sfidante è stata indubbiamente la traversata della Russia. Dovevo pedalare costantemente su strade spesso sterrate, ed ero l’unica donna della competizione. Questo è stato forse l’aspetto che mi ha messo maggiormente in difficoltà, perlomeno inizialmente. Mi sentivo fuori posto e non accettata, come se stessi sminuendo la serietà dell’impresa e il suo grado di difficoltà

Come hai gestito l’esperienza in Russia e cosa ti è servito per reagire a un gender gap così evidente? Considerate le imprese che hai portato a termine in questi anni e l’evoluzione della tua carriera, senti di aver dato un esempio non solo di coraggio e determinazione, ma anche di empowerment femminile? . 

Farsi accettare è stato difficile e scoraggiante, ma durante l’impresa in Russia questa situazione è servita come ulteriore stimolo per dare il massimo, tanto che a metà competizione c’è stato un rovescio della medaglia: mi sono ritrovata io stessa ad essere un punto di riferimento che dava supporto agli altri e alla fine ho guadagnato rispetto e stima da tutti i colleghi. Anche nello sport purtroppo le donne devono spesso dimostrare di più degli uomini per ottenere riconoscimento e valore, ma nel contempo l’attività sportiva di per sé, e il ciclismo in particolar modo, può regalare molta autostima e aumentare la fiducia nelle proprie capacità. L’endurance, a maggior ragione, porta a sfidare se stessi e a guadagnare una forte sicurezza quando si riescono a raggiungere obiettivi sfidanti. 

Torniamo a parlare di preparazione mentale: quanto questa componente, unita alla tua personale storia di rinascita, ha contribuito al tuo avvicinamento al mondo del coaching e com’è nata l’idea di diventare una speaker motivazionale?

Quando sono tornata dal giro del mondo ho iniziato a partecipare a una serie di eventi per raccontare la mia impresa e alla fine di questi incontri ricevevo sempre domande da parte di persone che avevano preso la mia scelta di vita come stimolo al raggiungimento dei loro sogni. Ho iniziato a capire che c’era molto interesse sul tema e che con la mia personale esperienza potevo dare un aiuto concreto. Ho deciso quindi di seguire un master di coaching per guadagnare quella preparazione teorica che mi mancava e che è necessaria per dare alle persone un metodo che le aiuti a realizzare i loro obiettivi. Ho unito poi queste conoscenze alla preparazione mentale che uso nelle mie imprese sportive e da qui è nato il mio metodo di coaching KeepBrave. 

Per svolgere il tuo lavoro di coach uno degli aspetti fondamentali è il contatto con le persone e la capacità di interagire con il pubblico, online e offline. Quali sono, secondo la tua esperienza, gli strumenti e le best practice essenziali per garantire un dialogo efficace e ottimizzare il successo di un corso, uno speech o un webinar? 

Il fattore empatia secondo me è fondamentale, sia che ci si trovi a dover tenere un evento online, sia che si tratti di un corso one-to-one o di un’aula con un pubblico numeroso. L’empatia permette di creare un contatto diretto e personale con l’interlocutore, che è ciò che fa la differenza per l’efficacia di una relazione. L’altro aspetto è la capacità di ascolto attivo. Spesso prima ancora di ascoltare una domanda pensiamo già a come rispondere, sulla base delle nostre convinzioni e idee. L’ascolto attivo presuppone invece l’essere pronti a ricevere tutto ciò che l’altro vuole comunicare, con gesti e parole. Entrambi questi aspetti prevedono una forte componente emotiva, che è essenziale quando si vuole instaurare una conversazione. 

Non c’è differenza quindi, secondo te, tra dimensione digitale e dimensione fisica quando si parla di strumenti di dialogo con il pubblico?

Inizialmente ammetto che le ritenevo due dimensioni molto diverse tra loro, ma mi sono col tempo ricreduta. Se devo tenere uno speech via webinar o un discorso in presenza le competenze e gli strumenti sono gli stessi. Nell’ultimo anno, con il trasferimento di tutte le attività online a causa della pandemia, mi sono resa conto che sul digitale il fattore empatia è ancor più essenziale e decisivo per assicurare un dialogo efficace, perché c’è ovviamente un ostacolo maggiore da superare, che è quello dello schermo. Sul palco un sorriso, un gesto creano subito un’atmosfera più intima, mentre sul web occorre molto più lavoro. Abbiamo a che fare con un mezzo “freddo” che occorre abbattere con strumenti empatici ancor più forti. 

Come hai appena detto tu stessa, in questo ultimo anno le tue attività online sono inevitabilmente aumentate per far fronte alla battuta d’arresto di tutti gli eventi in presenza. La pandemia ha limitato non solo le tue imprese sportive ma anche le iniziative di coaching nelle aziende, costringendoti a rivedere gran parte della tua agenda. Puoi dirci come hai vissuto questa necessità di un cambio di rotta e come sei riuscita a portare avanti le tue imprese nonostante l’emergenza?

Inizialmente è stato molto difficile: mi è sembrato l’ennesimo stop che la vita mi obbligava ad affrontare. Il lavoro da coach mi ha aiutato molto a rielaborare velocemente la situazione. Ho cambiato piani e trovato attività e canali alternativi che fossero in linea con i miei progetti e dato meno importanza all’aspetto sportivo a favore di quello sociale. La pedalata domestica di aprile 2020, organizzata per raccogliere fondi a sostegno dell’emergenza sanitaria, ne è un esempio. Ho approfittato del lockdown anche per dedicarmi ad altri progetti che normalmente, con i numerosi impegni sportivi, sono difficili da portare avanti, in primis la scrittura del mio terzo libro “La Svolta”, in cui spiego il mio metodo di coaching e fornisco suggerimenti e stimoli utili a chi vuole cambiare vita ed è intenzionato a iniziare un percorso di training. 

La necessità di trovare un metodo per cambiare la propria vita è una tematica che descrivi molto chiaramente nel libro e che, proprio a causa dell’emergenza, molte persone e aziende si sono trovate ad affrontare. Tu stessa hai dovuto reinventare molte delle tue attività, scegliendo di dare più rilevanza all’aspetto sociale, che è l’ultimo tassello a completare il quadro delle tue passioni. Raccontaci che ruolo ricopre l’impegno sociale nella tua vita e quali sono le tematiche a cui ti stai dedicando in questo periodo. 

L’impegno sociale negli ultimi anni ha preso il sopravvento sulle imprese di realizzazione personale e ha guadagnato ulteriore spazio dall’inizio della pandemia. Se la mia prima impresa, il giro del mondo, era finalizzata al mio cambio vita, le successive si sono sempre più rivolte a obiettivi più orientati a dare un contributo concreto. Con il tempo mi sono resa conto che le iniziative solidali mi regalano molte più soddisfazioni e che, avendo ormai accumulato un certo seguito di persone (sul digitale così come offline) posso essere portavoce di messaggi importanti. I temi solidali che mi hanno vista coinvolta sono cambiati con il tempo e oggi trovano spazio nei temi della sicurezza sulle strade, della sostenibilità ambientale e dell’incremento della ciclabilità nelle città italiane. 

Paola Gianotti iniziativa io rispetto il ciclista

Il seguito che negli anni hai “accumulato” e a cui facevi riferimento, sul digitale si traduce in una community molto attiva sui canali Facebook e Instagram. Qual è il tuo rapporto con queste piattaforme e quali sono, secondo te, i loro vantaggi?

Il mio rapporto con i social è iniziato con Facebook e recentemente è continuato con Instagram, che trovo personalmente un canale più facile, immediato e accattivante. La mia presenza su questi canali con il tempo si è rivelata fondamentale per i miei obiettivi, soprattutto per l’aspetto sociale delle mie imprese. I social danno un’eco innegabilmente maggiore alle attività che intraprendo e, quando si tratta di un progetto solidale, questo aspetto non può che essere estremamente positivo. Ma c’è anche un altro vantaggio che ho riscontrato con il tempo: l’interazione che si riesce a creare su questi canali e il senso di community che alimentano sono un fattore che mi stimola a continuare e ad essere ancor più costante e determinata nelle mie iniziative e progetti. 

Per sapere di più sulle attività sportive e di coaching di Paola, scopri il suo sito e segui le sue imprese sui suoi profili social di Facebook e Instagram

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Questo articolo è stato scritto da

Paola Bergamini

Paola Bergamini

Sono nata nel 1993 a Como e sono evasa dai confini della provincia per studiare a Milano, dove mi sono laureata in filosofia seguendo una passione personale. Da sempre affascinata al mondo del digital e della comunicazione, amo scrivere e arricchirmi leggendo. Come Content Editor di MailUp, mi tengo aggiornata sul mondo dell'Email e del Digital Marketing per divulgarne trend, teorie e strumenti.

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